E' ufficiale: dopo oltre 20 anni di battaglie, dall'11 marzo 2013, in Europa, ovvero in 27 Paesi compresa l'Italia, è entrato in vigore il divieto TOTALE per i test su animali nei prodotti cosmetici.
Parliamo di rossetti, rimmel, ma anche deodoranti, dentifrici, protezioni solari, shampoo, bagnoschiuma, creme da barba, saponi...
Si tratta della tappa finale di una serie di traguardi precedenti. La nuova norma completa infatti un lungo iter avviatosi nel 2003,
quando una direttiva comunitaria ha affrontato per la prima volta la questione della sperimentazione di prodotti cosmetici. Dal
settembre del 2004 sono stati vietati in Europa i test sugli animali per
i cosmetici finiti. Da marzo 2009 nessun ingrediente dei cosmetici può essere testato su animali in Ue ed è vietato commercializzare nel territorio comunitario prodotti che contengono ingredienti testati su animali al di fuori dell’Europa.
Ma dai divieti restavano fuori cinque test, fortemente invasivi e diffusamente praticati: tossicità per uso ripetuto, inclusi sensibilizzazione cutanea e cancerogenicità, tossicità riproduttiva, e tossicocinetica. Ora la produzione dei cosmetici in Europa è totalmente "cruelty-free".
Inoltre le aziende produttrici sono ora obbligate a fornire informazioni più dettagliate sulle etichette circa la data di scadenza (che verrà indicata con un nuovo simbolo, la clessidra) e l'eventuale presenza di ingredienti "nano", cioè di dimensioni inferiori ai 100 micron (usati soprattutto per le creme solari) sui quali ancora si discute circa la loro sicurezza.
Come osserva il network agireora.org "per ora è solo in Europa, ma da questo primo traguardo legislativo il cruelty free si potrà diffondere molto più facilmente in tutte le altre nazioni, perché non sarà conveniente per le grosse compagnie avere due linee di prodotti diversi, una per l'Europa e una per il resto del mondo".
Va sottolineato però che i divieti riguardano solo nuovi ingredienti e nuovi prodotti sul mercato. Quindi vi potrà essere ancora utile consultare la lista dei cosmetici cruelty free consultabile sul sito www.consumoconsapevole.org
FONTI www.repubblica.it www.regione.emilia-romagna.it www.salute.gov.it
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venerdì 22 marzo 2013
CINA: MAIALI MORTI, QUASI 15MILA RINVENUTI NEL FIUME
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| da www.internazionale.it |
Tuttavia sono in molti, anche nella rete, a ritenere che si tratti di numeri ''ufficiali'' ben inferiori alla realtà. Secondo un giornale della provincia centrale dell'Hunan, infatti, nella solo Jiaxing sarebbero oltre 10.000 i maiali morti estratti dal fiume. Intanto le autorità cinesi continuano a gettare acqua sul fuoco, affermando che la qualità dell'acqua è buona e che non è necessario allarmarsi per l'accaduto.
Le analisi finora condotte avrebbero rivelato che l'acqua non ha risentito della presenza delle carcasse e che anzi, in alcuni punti, sarebbe persino più pulita degli anni scorsi. L'unico virus riscontrato fino a questo momento, esaminando alcuni dei cadaveri dei suini, è il circovirus porcino che però, assicurano gli esperti, non è contagioso per l'uomo.
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giovedì 2 luglio 2009
CLIMA: RISCALDAMENTO GLOBALE HA RISTRETTO LE PECORE IN SCOZIA
(ANSA) - ROMA, 2 LUG - I cambiamenti climatici globali hanno rimpicciolito una specie di pecore scozzesi: infatti gli inverni sempre meno rigidi e piu' brevi hanno fatto si' che questi animali rimanessero di taglia piu' piccola in quanto non era piu' necessario metter su peso per affrontare i mesi freddi; anche gli agnelli piu' gracilini possono farcela a superare inverni sempre piu' miti.
Lo dimostra uno studio sulle dimensioni delle pecore scozzesi di Soay, pubblicato sulla rivista Science da esperti dell'Universita' di Edinburgo e diretto da Tim Coulson del Imperial College di Londra.
Le pecore selvatiche di Soay vivono a Hirta, isola dell'arcipelago Scozzese di St Kilda, e le dimensioni medie del loro corpo sono diminuite del 5% negli ultimi 24 anni, benche' da un punto di vista evolutivo a questi animali sia sempre convenuto essere di taglia grossa.
Gli esperti hanno confrontato non solo le dimensioni delle pecore in questo lasso di tempo, ma anche la velocita' di crescita degli agnellini dalla nascita al primo anno di vita.
Finche' gli inverni erano rigidi, spiega Coulson, gli agnelli nati in estate disponevano di pochi mesi per ingrassare a sufficienza da superare l'inverno; ma i cambiamenti climatici hanno reso la stagione fredda meno difficile e quindi questa pressione sulle dimensioni degli animali e' venuta meno.
Lo dimostra uno studio sulle dimensioni delle pecore scozzesi di Soay, pubblicato sulla rivista Science da esperti dell'Universita' di Edinburgo e diretto da Tim Coulson del Imperial College di Londra.
Le pecore selvatiche di Soay vivono a Hirta, isola dell'arcipelago Scozzese di St Kilda, e le dimensioni medie del loro corpo sono diminuite del 5% negli ultimi 24 anni, benche' da un punto di vista evolutivo a questi animali sia sempre convenuto essere di taglia grossa.
Gli esperti hanno confrontato non solo le dimensioni delle pecore in questo lasso di tempo, ma anche la velocita' di crescita degli agnellini dalla nascita al primo anno di vita.
Finche' gli inverni erano rigidi, spiega Coulson, gli agnelli nati in estate disponevano di pochi mesi per ingrassare a sufficienza da superare l'inverno; ma i cambiamenti climatici hanno reso la stagione fredda meno difficile e quindi questa pressione sulle dimensioni degli animali e' venuta meno.
Apc-Gb/ Da governo 3,5 mld sterline per abitazioni 'verdi' Aumentati del 20% obiettivi taglio CO2
Roma, 2 lug. (Apcom-Nuova Energia) - Il governo britannico ha annunciato un piano straordinario di investimenti, per un importo di 3,5 miliardi di sterline (circa 4 miliardi di euro), per migliorare l'efficienza energetica nelle abitazioni del Regno Unito. I nuovi investimenti serviranno a rafforzare le azioni già avviate nel settore residenziale dal Carbon Emissions Reduction Target (CERT) e per realizzare un nuovo programma destinato al di risparmio di energia. Quest'ultimo (CESP- Community Energy Saving Programme) si concretizzerà essenzialmente tramite la promozione di azioni concordate tra aziende elettriche, autorità locali e comunità.
Circa il rafforzamento del programma CERT, i nuovi investimenti sono finalizzati ad incrementare del 20% gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2, favorendo l'adozione di tecnologie più efficienti (migliore isolamento termico, micro-generazione eccetera). La conseguente riduzione dei consumi specifici di energia dovrebbe portare ad un risparmio di emissioni equivalente a quelle attualmente dovute a circa 1 milione di abitazioni.
Prevista, inoltre la possibilità di avvalersi della Home Energy Advice, una misura che consente ai cittadini di chiedere pareri tecnici ad appositi esperti sulle modalità più efficienti e più economiche per ridurre i propri consumi di energia.
In particolare circa il 60% degli investimenti aggiuntivi previsti per il CERT saranno destinati a migliorare l'efficienza energetica in abitazioni di proprietà di anziani a basso reddito, anche realizzando gratuitamente - o a costi molto ridotti - interventi di isolamento termico.
Circa il rafforzamento del programma CERT, i nuovi investimenti sono finalizzati ad incrementare del 20% gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2, favorendo l'adozione di tecnologie più efficienti (migliore isolamento termico, micro-generazione eccetera). La conseguente riduzione dei consumi specifici di energia dovrebbe portare ad un risparmio di emissioni equivalente a quelle attualmente dovute a circa 1 milione di abitazioni.
Prevista, inoltre la possibilità di avvalersi della Home Energy Advice, una misura che consente ai cittadini di chiedere pareri tecnici ad appositi esperti sulle modalità più efficienti e più economiche per ridurre i propri consumi di energia.
In particolare circa il 60% degli investimenti aggiuntivi previsti per il CERT saranno destinati a migliorare l'efficienza energetica in abitazioni di proprietà di anziani a basso reddito, anche realizzando gratuitamente - o a costi molto ridotti - interventi di isolamento termico.
lunedì 9 giugno 2008
PETROLIO/ ESPERTO GB: RISERVE SONO IL DOPPIO DI QUELLE STIMATE
Ex consulente industria greggio: sbagliato il metodo di calcolo
Roma, 9 giu. (Apcom) - Le riserve petrolifere mondiali sono più
del doppio di quanto venga dichiarato oggi dai principali
produttori. A sostenerlo è l'attuale Direttore generale della
Royal Society of Chemistry britannica, Richard Pike, ex
consulente dell'industria petrolifera.
Le stime correnti indicano che nel mondo ci sono 1.200 miliardi
di barili, ma i dati in possesso dell'industria petrolifera
suggeriscono invece che tale cifra ammonta a meno della metà
delle riserve realmente esistenti. Lo scienziato sottolinea
inoltre che i dati reali non tengono conto dei giacimenti ancora
non esplorati, nè di quelli ancora da scoprire nè di quelli
ritenuti troppo costosi da sfruttare. Lo scienziato spiega al
quotidiano britannico Independent che la sottostima dipende dal
calcolo aritmetico usato dall'industria per valutare l'entità
delle riserve, mentre sarebbe più accurato adottare il calcolo
delle probabilità, basato sulla curva a campana, usata per
valutare le riserve già accertate, probabili e possibili di
ciascun giacimento. "Lo stesso avviene per il gas naturale -
sottolinea - perchè le stime vengono condotte nella stessa
maniera".
L'industria petrolifera che è a conoscenza dei dati reali sulle
riserve globali preferisce tacerli, sostiene Pike, per poter
mantenere alto il prezzo del greggio.
Le stime statistiche potrebbero indebolire la campagna degli
ambientalisti a favore di fonti energetiche alternative al
greggio, ammonisce lo studioso. "La cattiva notizia è che la
sottostima delle riserve petrolifere accertate ha generato un
falso senso di sicurezza dal punto di vista ambientale - afferma
- perchè ci costringeva a cercare alternative ai combustibili
fossili entro i prossimi decenni. Non dovremmo invece
sorprenderci se il petrolio dominerà tutto il XXII secolo. Questo
evidenzia un grande errore nella programmazione energetica e
ambientale, per cui stiamo drammaticamente sottostimando le sfide
che siamo chiamati ad affrontare".
Roma, 9 giu. (Apcom) - Le riserve petrolifere mondiali sono più
del doppio di quanto venga dichiarato oggi dai principali
produttori. A sostenerlo è l'attuale Direttore generale della
Royal Society of Chemistry britannica, Richard Pike, ex
consulente dell'industria petrolifera.
Le stime correnti indicano che nel mondo ci sono 1.200 miliardi
di barili, ma i dati in possesso dell'industria petrolifera
suggeriscono invece che tale cifra ammonta a meno della metà
delle riserve realmente esistenti. Lo scienziato sottolinea
inoltre che i dati reali non tengono conto dei giacimenti ancora
non esplorati, nè di quelli ancora da scoprire nè di quelli
ritenuti troppo costosi da sfruttare. Lo scienziato spiega al
quotidiano britannico Independent che la sottostima dipende dal
calcolo aritmetico usato dall'industria per valutare l'entità
delle riserve, mentre sarebbe più accurato adottare il calcolo
delle probabilità, basato sulla curva a campana, usata per
valutare le riserve già accertate, probabili e possibili di
ciascun giacimento. "Lo stesso avviene per il gas naturale -
sottolinea - perchè le stime vengono condotte nella stessa
maniera".
L'industria petrolifera che è a conoscenza dei dati reali sulle
riserve globali preferisce tacerli, sostiene Pike, per poter
mantenere alto il prezzo del greggio.
Le stime statistiche potrebbero indebolire la campagna degli
ambientalisti a favore di fonti energetiche alternative al
greggio, ammonisce lo studioso. "La cattiva notizia è che la
sottostima delle riserve petrolifere accertate ha generato un
falso senso di sicurezza dal punto di vista ambientale - afferma
- perchè ci costringeva a cercare alternative ai combustibili
fossili entro i prossimi decenni. Non dovremmo invece
sorprenderci se il petrolio dominerà tutto il XXII secolo. Questo
evidenzia un grande errore nella programmazione energetica e
ambientale, per cui stiamo drammaticamente sottostimando le sfide
che siamo chiamati ad affrontare".
AMBIENTE: CLIMA; NEL SAHARA IMMENSO DEPOSITO DI CO2
(ANSAmed) - ALGERI, 9 GIU - Mentre l'Unione Europea e l'
Italia si preparano a lanciare i primi progetti di stoccaggio
geologico del biossido di carbonio, nel Sahara algerino vengono
sotterrate ogni anno un milione di tonnellate di CO2. E' in
pieno deserto, vicino a In Salah, 1.200 km a sud di Algeri, che
ormai da quattro anni lavora a pieno regime uno dei piu' grandi
centri sperimentali al mondo per lo stoccaggio del gas nemico
numero uno del clima.
''Vogliamo dimostrare che il processo e' tecnicamente
realizzabile, economicamente accettabile e geologicamente
sostenibile'', ha spiegato Mohamed Keddam, direttore generale di
In Salah Gas, il progetto lanciato nel 2004 dall'ente algerino
idrocarburi Sonatrach insieme ai giganti petroliferi BP (Gran
Bretagna) e Statoil (Norvegia) con un investimento iniziale di
circa 200 milioni di dollari.
L'immenso ''laboratorio salva clima'', uno dei maggiori al
mondo insieme a quello di Weyburn in Canada e Sleipner in
Norvegia, ha permesso di ridurre le emissioni inquinanti
prodotte dai giacimenti di gas di In Salah del 60%. In pratica,
il Co2 prodotto dai giacimenti di In Salah, dove ogni anno
vengono estratti circa 9 miliardi di metri cubi di gas naturale
diretti principalmente al mercato Europeo, viene iniettato nelle
riserve naturali sotterranee di Kerchba, distanti pochi
chilometri, evitando cosi' la dispersione nell'atmosfera.
Il gas estratto nella regione ha infatti un livello di C02
troppo elevato, di circa il 6% contro la soglia massima permessa
del 3%: attraverso un processo chimico a base di ammina viene
separata l'andride carbonica. Tre tubi di acciaio del diametro
di circa 11 cm spingono poi il diossido di carbonio in una falda
acquifera a 1900 metri di profondita'.
Dopo il processo di cattura e stoccaggio del Co2(noto come
Ccs, dall'inglese carbon capture and storage), il metano viene
trasportato con una pipeline a Hassi R' Mel (800 km a sud est di
Algeri) da dove poi partira' principalmente alla volta di Italia
e Spagna.
E' da Hassi R'Mel, dove in novembre sono stati lanciati i
lavori per la costruzione della prima centrale elettrica ibrida
al mondo, ad energia solare e gas, che partira' inoltre il nuovo
metanodotto Galsi. Lungo 1.470 km, trasportera' in Italia, via
Sardegna, circa 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno.
Attualmente esistono tre metodi principali di Ccs:
l'iniezione in giacimenti semiesauriti di petrolio, l'iniezione
in falde acquifera profonde (come a In Salah) e l'iniezione in
strati profondi di carbone che non puo' essere estratto dalle
miniere.
In quattro anni di attivita' nessuna fuga del gas serra e'
stata segnalata a Kherchba. Ridotti anche i costi del processo:
circa 9 dollari a tonnellata.
Ma se secondo alcuni lo stoccaggio geologico del biossido di
carbonio potra' limitare le emissioni nocive fino a un massimo
del 55% entro il 2100 e generare un'influenza positiva sul
clima, altri sottolineano il rischio di perdite successive
nell'atmosfera, i costi ancora poco competitivi e la difficolta'
nel trovare siti adatti come quello, isolato e lontano da centri
abitati, del Sahara algerino.
Italia si preparano a lanciare i primi progetti di stoccaggio
geologico del biossido di carbonio, nel Sahara algerino vengono
sotterrate ogni anno un milione di tonnellate di CO2. E' in
pieno deserto, vicino a In Salah, 1.200 km a sud di Algeri, che
ormai da quattro anni lavora a pieno regime uno dei piu' grandi
centri sperimentali al mondo per lo stoccaggio del gas nemico
numero uno del clima.
''Vogliamo dimostrare che il processo e' tecnicamente
realizzabile, economicamente accettabile e geologicamente
sostenibile'', ha spiegato Mohamed Keddam, direttore generale di
In Salah Gas, il progetto lanciato nel 2004 dall'ente algerino
idrocarburi Sonatrach insieme ai giganti petroliferi BP (Gran
Bretagna) e Statoil (Norvegia) con un investimento iniziale di
circa 200 milioni di dollari.
L'immenso ''laboratorio salva clima'', uno dei maggiori al
mondo insieme a quello di Weyburn in Canada e Sleipner in
Norvegia, ha permesso di ridurre le emissioni inquinanti
prodotte dai giacimenti di gas di In Salah del 60%. In pratica,
il Co2 prodotto dai giacimenti di In Salah, dove ogni anno
vengono estratti circa 9 miliardi di metri cubi di gas naturale
diretti principalmente al mercato Europeo, viene iniettato nelle
riserve naturali sotterranee di Kerchba, distanti pochi
chilometri, evitando cosi' la dispersione nell'atmosfera.
Il gas estratto nella regione ha infatti un livello di C02
troppo elevato, di circa il 6% contro la soglia massima permessa
del 3%: attraverso un processo chimico a base di ammina viene
separata l'andride carbonica. Tre tubi di acciaio del diametro
di circa 11 cm spingono poi il diossido di carbonio in una falda
acquifera a 1900 metri di profondita'.
Dopo il processo di cattura e stoccaggio del Co2(noto come
Ccs, dall'inglese carbon capture and storage), il metano viene
trasportato con una pipeline a Hassi R' Mel (800 km a sud est di
Algeri) da dove poi partira' principalmente alla volta di Italia
e Spagna.
E' da Hassi R'Mel, dove in novembre sono stati lanciati i
lavori per la costruzione della prima centrale elettrica ibrida
al mondo, ad energia solare e gas, che partira' inoltre il nuovo
metanodotto Galsi. Lungo 1.470 km, trasportera' in Italia, via
Sardegna, circa 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno.
Attualmente esistono tre metodi principali di Ccs:
l'iniezione in giacimenti semiesauriti di petrolio, l'iniezione
in falde acquifera profonde (come a In Salah) e l'iniezione in
strati profondi di carbone che non puo' essere estratto dalle
miniere.
In quattro anni di attivita' nessuna fuga del gas serra e'
stata segnalata a Kherchba. Ridotti anche i costi del processo:
circa 9 dollari a tonnellata.
Ma se secondo alcuni lo stoccaggio geologico del biossido di
carbonio potra' limitare le emissioni nocive fino a un massimo
del 55% entro il 2100 e generare un'influenza positiva sul
clima, altri sottolineano il rischio di perdite successive
nell'atmosfera, i costi ancora poco competitivi e la difficolta'
nel trovare siti adatti come quello, isolato e lontano da centri
abitati, del Sahara algerino.
venerdì 6 giugno 2008
AGRICOLTURA:STUDIO;API DA MIELE COOPERANO TRA SPECIE DIVERSE
(ANSA) - ROMA, 6 GIU - Infaticabili produttrici di miele, le
api sono anche un esempio perfetto di 'multiculturalismo' e di
convivenza pacifica e fruttuosa tra le diverse razze. Un team
internazionale di ricercatori ha infatti scoperto che specie
diverse di api da miele sono in grado di comunicare tra loro e
di cooperare in una stessa colonia, nonostante utilizzino
linguaggi diversi.
Circa 50 milioni di anni fa le api si sono suddivise in nove
differenti specie, ognuna delle quali ha sviluppato uno
specifico linguaggio, la cosiddetta danza delle api, per cercare
il cibo. Con questa danza le api riescono a dire alle sorelle
dove trovare il cibo, specificando la direzione, la distanza e
la qualita' del nettare. Dal momento che i 'passi di danza'
hanno caratteristiche specifiche per ogni singola specie, si
pensava che la comunicazione tra api di 'etnia' diversa fosse
impossibile. Lo studio dei ricercatori ha smentito questa
ipotesi.
Il team ha studiato il comportamento delle due specie
geograficamente piu' distanti tra loro: le europee mellifere e
le asiatiche cerana. Dopo un breve periodo di assestamento, le
due specie sono riuscite a comprendere i rispettivi linguaggi e
a cooperare, all'interno della stessa colonia, per la ricerca di
cibo. Lo studio e' stato pubblicato su Plos One.
api sono anche un esempio perfetto di 'multiculturalismo' e di
convivenza pacifica e fruttuosa tra le diverse razze. Un team
internazionale di ricercatori ha infatti scoperto che specie
diverse di api da miele sono in grado di comunicare tra loro e
di cooperare in una stessa colonia, nonostante utilizzino
linguaggi diversi.
Circa 50 milioni di anni fa le api si sono suddivise in nove
differenti specie, ognuna delle quali ha sviluppato uno
specifico linguaggio, la cosiddetta danza delle api, per cercare
il cibo. Con questa danza le api riescono a dire alle sorelle
dove trovare il cibo, specificando la direzione, la distanza e
la qualita' del nettare. Dal momento che i 'passi di danza'
hanno caratteristiche specifiche per ogni singola specie, si
pensava che la comunicazione tra api di 'etnia' diversa fosse
impossibile. Lo studio dei ricercatori ha smentito questa
ipotesi.
Il team ha studiato il comportamento delle due specie
geograficamente piu' distanti tra loro: le europee mellifere e
le asiatiche cerana. Dopo un breve periodo di assestamento, le
due specie sono riuscite a comprendere i rispettivi linguaggi e
a cooperare, all'interno della stessa colonia, per la ricerca di
cibo. Lo studio e' stato pubblicato su Plos One.
martedì 3 giugno 2008
A REGGIO EMILIA IL MAGGIORE RADUNO DI ASINI AL MONDO
(9Colonne) Reggio Emilia, 3 giu - A Salvarano di Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, il prossimo weekend si svolgerà il più grande raduno di asini del mondo: 1.000 "orecchielunghe" affolleranno le colline verdi nel bel mezzo dei percorsi matildici: una manifestazione da record che
non ha precedenti. La manifestazione - che viene presentata questa mattina, a Reggio Emilia, nella sede della Provincia - non ha precedenti. Ha quindi tentato di entrare nel Guinness dei Primati, accesso che però è stato negato perché la commissione londinese voleva che gli asini fossero radunati tutti nello stesso recinto, cosa impossibile da realizzare in quanto per le leggi
sanitarie italiane gli animali che producono latte non possono essere mischiati con altri provenienti da allevamenti diversi. In occasione degli "Asinodays", per tre giorni, da venerdì a domenica, si parlerà di asini a 360 gradi, nel passato, nel presente e nel futuro, sottolineando fortemente i diritti di questo animale che troppe volte sono stati calpestati. Per l'occasione è stata redatta la Carta dei diritti dell'asino che sarà fatta sottoscrivere a tutti gli allevatori e partecipanti. Previsto un convegno nazionale, organizzato in collaborazione con l'Università di Torino, sulle proprietà e l'utilizzo del latte di asina per i bambini con intolleranze alimentari. Sarà anche possibile fare trekking con l'asino e assistere a tanti spettacoli e animazioni, oltre che a degustare prodotti e piatti tipici reggiani. La manifestazione ha anche un sito internet all'indirizzo
www.asinodays.org.
non ha precedenti. La manifestazione - che viene presentata questa mattina, a Reggio Emilia, nella sede della Provincia - non ha precedenti. Ha quindi tentato di entrare nel Guinness dei Primati, accesso che però è stato negato perché la commissione londinese voleva che gli asini fossero radunati tutti nello stesso recinto, cosa impossibile da realizzare in quanto per le leggi
sanitarie italiane gli animali che producono latte non possono essere mischiati con altri provenienti da allevamenti diversi. In occasione degli "Asinodays", per tre giorni, da venerdì a domenica, si parlerà di asini a 360 gradi, nel passato, nel presente e nel futuro, sottolineando fortemente i diritti di questo animale che troppe volte sono stati calpestati. Per l'occasione è stata redatta la Carta dei diritti dell'asino che sarà fatta sottoscrivere a tutti gli allevatori e partecipanti. Previsto un convegno nazionale, organizzato in collaborazione con l'Università di Torino, sulle proprietà e l'utilizzo del latte di asina per i bambini con intolleranze alimentari. Sarà anche possibile fare trekking con l'asino e assistere a tanti spettacoli e animazioni, oltre che a degustare prodotti e piatti tipici reggiani. La manifestazione ha anche un sito internet all'indirizzo
www.asinodays.org.
giovedì 24 aprile 2008
GB/ FARFALLE A RISCHIO ESTINZIONE SE L'ESTATE NON SARA' ASCIUTTA
Allarme degli ambientalisti dopo precipitazioni dello scorso anno
Roma, 24 apr. (APcom) - Le farfalle rischiano di scomparire nel
Regno Unito se la prossima estate sarà umida come quella dello
scorso anno. Gli ambientalisti hanno infatti lanciato l'allarme
su una possibile "catastrofe" di diverse specie di farfalle se i
prossimi mesi saranno caratterizzati da intense precipitazioni
come nel 2007, definito l'anno peggiore da oltre un quarto di
secolo. Le farfalle non volano sotto la pioggia e non possono
quindi raggiungere le piante per succhiare il nettare di cui si
nutrono.
Stando ai dati diffusi dall'organizzazione 'Butterfly
Conservation' e riportati oggi dall'Independent, nel 2007 otto
specie di farfalle hanno registrato il numero di esemplari più
basso mai raggiunto prima, così come altre due specie molto rare,
la fritillaria e la Duca di Borgogna, hanno sofferto molto le
condizioni di forte umidità. Se le condizioni metereologiche di
quest'anno non offriranno lunghi periodi di sole, "il Regno Unito
potrebbe essere chiamato a fronteggiare una catastrofe di
farfalle con l'estinzione di alcune specie in diverse zone del
Paese", ha ammonito l'organizzazione.
Nel 2007 il Regno Unito ha avuto l'estare più umida mai
registrata a partire dal 1914, anno in cui si cominciò ad
annotare il flusso delle precipitazioni. Le alluvioni dello
scorso anno non hanno solo portato distruzione a proprietà
private e infrastrutture, ma anche alla vita vegetale e animale,
sottolinea il quotidiano britannico.
Roma, 24 apr. (APcom) - Le farfalle rischiano di scomparire nel
Regno Unito se la prossima estate sarà umida come quella dello
scorso anno. Gli ambientalisti hanno infatti lanciato l'allarme
su una possibile "catastrofe" di diverse specie di farfalle se i
prossimi mesi saranno caratterizzati da intense precipitazioni
come nel 2007, definito l'anno peggiore da oltre un quarto di
secolo. Le farfalle non volano sotto la pioggia e non possono
quindi raggiungere le piante per succhiare il nettare di cui si
nutrono.
Stando ai dati diffusi dall'organizzazione 'Butterfly
Conservation' e riportati oggi dall'Independent, nel 2007 otto
specie di farfalle hanno registrato il numero di esemplari più
basso mai raggiunto prima, così come altre due specie molto rare,
la fritillaria e la Duca di Borgogna, hanno sofferto molto le
condizioni di forte umidità. Se le condizioni metereologiche di
quest'anno non offriranno lunghi periodi di sole, "il Regno Unito
potrebbe essere chiamato a fronteggiare una catastrofe di
farfalle con l'estinzione di alcune specie in diverse zone del
Paese", ha ammonito l'organizzazione.
Nel 2007 il Regno Unito ha avuto l'estare più umida mai
registrata a partire dal 1914, anno in cui si cominciò ad
annotare il flusso delle precipitazioni. Le alluvioni dello
scorso anno non hanno solo portato distruzione a proprietà
private e infrastrutture, ma anche alla vita vegetale e animale,
sottolinea il quotidiano britannico.
martedì 22 aprile 2008
EARTH DAY/ WWF: LA TERRA E' IN AFFANNO, MANCANO ACQUA E CIBO
La sfida dell'associazione: taglio emissioni del 30% entro 2020
Roma, 22 apr. (Apcom) - Oggi si celebra in tutto il mondo l'Earth
Day, nato nel 1970 e dedicato all'ambiente. "La terra è un
pianeta in affanno", sottolinea il Wwf, i segnali di stress ci
sono tutti: povertà e cibo, crisi energetica e cambiamenti
climatici, scarsità di acqua che dalle aree più povere del
pianeta si estendono ad aree storicamente fertili, a culle della
civiltà quali il nostro mediterraneo.
Sono tre le grandi emergenze: energia, cibo e acqua.
Di fronte a questo "affanno" il Wwf richiama la centralità dei
temi ambientali sia nei comportamenti quotidiani di cittadini,
che nelle decisioni collettive che i governi dei singoli Paesi
sono chiamati a prendere. Per questo l'associazione ha scelto di
lanciare anche quest'anno con la Campagna 'GenerAzione Clima' una
nuova sfida: un taglio del 30% delle emissioni entro il 2020 in
Italia come nel resto d'Europa. L'obiettivo, promosso a livello
internazionale dal WWF, concorrerebbe alla salvaguardia del
20-30% delle specie che sono a rischio di estinzione a causa del
cambiamento climatico e alla riduzione degli impatti sull'uomo.
"La buona gestione del pianeta - sottolineano al Wwf - è il
presupposto per garantire che queste risorse siano disponibili
per tutti. La capacità di prendersi cura del proprio territorio e
conformare le nostre abitudini ad un uso prudente e responsabile
delle risorse limitate a disposizione sono presupposti
fondamentali per recuperare lo stretto, imprescindibile legame
tra uomo e terra".
Il WWF ricorda che nel "Living Planet Report 2006" gli esperti,
dopo due anni di studi, hanno analizzato lo stato naturale del
pianeta ed il ritmo di consumo delle risorse: la popolazione
umana entro il 2050 avrebbe raggiunto un ritmo di consumo pari a
due volte la capacità del pianeta Terra, insostenibile visto che
il pianeta Terra è un sistema biologico chiuso. Il Living Planet
Report 2006 conferma anche una parallela e continua perdita di
biodiversità. Il WWF sta lavorando per aggiornare il nuovo
rapporto Living Planet che sarà reso pubblico il prossimo
ottobre, ma i dati sin qui raccolti "confermano gli andamenti
negativi della nostra pressione sulle risorse naturali".
Uno degli indicatori del Living Planet Report del WWF è proprio
l'Impronta Ecologica': il 'peso' dell'impatto-umano sulla Terra è
più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003. L'Impronta
Ecologica calcola anche la biocapacità delle nazioni, cioè,
quanto delle risorse naturali consumate dalle popolazioni delle
singole nazioni deriva dal paese stesso.
Questo rapporto mostrava che la nostra impronta ha già superato
nel 2003 del 25% la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali
utilizzati per il nostro sostentamento, con un aumento del 4%
rispetto al 2001. In particolare, l'impronta relativa alla CO2,
derivante dall'uso di combustibili fossili, è quella con il
maggiore ritmo di crescita: il nostro 'contributo' di CO2 in
atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961 al 2003. L'Italia ha
un'impronta ecologica (sui dati 2003) di 4.2 ettari globali pro
capite con una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite,
dimostrando quindi un deficit ecologico di 3.1 ettaro globale pro
capite. Nella classifica mondiale è al 29 posto, ma in coda
rispetto al resto dei paesi europei.
"Siamo in un debito ecologico estremamente preoccupante,
considerato che i calcoli dell'impronta ecologica sono per
difetto. Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra
sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra sia capace di
'metabolizzare' i nostri scarti" - ha dichiarato Michele
Candotti, direttore generale del Wwf Italia, avvertendo: "E tutto
questo porta a conseguenze estreme ed anche molto imprevedibili.
E' tempo di assumere scelte radicali per quanto riguarda il
mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo".
Roma, 22 apr. (Apcom) - Oggi si celebra in tutto il mondo l'Earth
Day, nato nel 1970 e dedicato all'ambiente. "La terra è un
pianeta in affanno", sottolinea il Wwf, i segnali di stress ci
sono tutti: povertà e cibo, crisi energetica e cambiamenti
climatici, scarsità di acqua che dalle aree più povere del
pianeta si estendono ad aree storicamente fertili, a culle della
civiltà quali il nostro mediterraneo.
Sono tre le grandi emergenze: energia, cibo e acqua.
Di fronte a questo "affanno" il Wwf richiama la centralità dei
temi ambientali sia nei comportamenti quotidiani di cittadini,
che nelle decisioni collettive che i governi dei singoli Paesi
sono chiamati a prendere. Per questo l'associazione ha scelto di
lanciare anche quest'anno con la Campagna 'GenerAzione Clima' una
nuova sfida: un taglio del 30% delle emissioni entro il 2020 in
Italia come nel resto d'Europa. L'obiettivo, promosso a livello
internazionale dal WWF, concorrerebbe alla salvaguardia del
20-30% delle specie che sono a rischio di estinzione a causa del
cambiamento climatico e alla riduzione degli impatti sull'uomo.
"La buona gestione del pianeta - sottolineano al Wwf - è il
presupposto per garantire che queste risorse siano disponibili
per tutti. La capacità di prendersi cura del proprio territorio e
conformare le nostre abitudini ad un uso prudente e responsabile
delle risorse limitate a disposizione sono presupposti
fondamentali per recuperare lo stretto, imprescindibile legame
tra uomo e terra".
Il WWF ricorda che nel "Living Planet Report 2006" gli esperti,
dopo due anni di studi, hanno analizzato lo stato naturale del
pianeta ed il ritmo di consumo delle risorse: la popolazione
umana entro il 2050 avrebbe raggiunto un ritmo di consumo pari a
due volte la capacità del pianeta Terra, insostenibile visto che
il pianeta Terra è un sistema biologico chiuso. Il Living Planet
Report 2006 conferma anche una parallela e continua perdita di
biodiversità. Il WWF sta lavorando per aggiornare il nuovo
rapporto Living Planet che sarà reso pubblico il prossimo
ottobre, ma i dati sin qui raccolti "confermano gli andamenti
negativi della nostra pressione sulle risorse naturali".
Uno degli indicatori del Living Planet Report del WWF è proprio
l'Impronta Ecologica': il 'peso' dell'impatto-umano sulla Terra è
più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003. L'Impronta
Ecologica calcola anche la biocapacità delle nazioni, cioè,
quanto delle risorse naturali consumate dalle popolazioni delle
singole nazioni deriva dal paese stesso.
Questo rapporto mostrava che la nostra impronta ha già superato
nel 2003 del 25% la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali
utilizzati per il nostro sostentamento, con un aumento del 4%
rispetto al 2001. In particolare, l'impronta relativa alla CO2,
derivante dall'uso di combustibili fossili, è quella con il
maggiore ritmo di crescita: il nostro 'contributo' di CO2 in
atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961 al 2003. L'Italia ha
un'impronta ecologica (sui dati 2003) di 4.2 ettari globali pro
capite con una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite,
dimostrando quindi un deficit ecologico di 3.1 ettaro globale pro
capite. Nella classifica mondiale è al 29 posto, ma in coda
rispetto al resto dei paesi europei.
"Siamo in un debito ecologico estremamente preoccupante,
considerato che i calcoli dell'impronta ecologica sono per
difetto. Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra
sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra sia capace di
'metabolizzare' i nostri scarti" - ha dichiarato Michele
Candotti, direttore generale del Wwf Italia, avvertendo: "E tutto
questo porta a conseguenze estreme ed anche molto imprevedibili.
E' tempo di assumere scelte radicali per quanto riguarda il
mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo".
ANIMALI: AIRONI CENERINI NATI AL PARCO OLTREMARE DI RICCIONE
(ANSA) - RICCIONE (RIMINI), 22 APR - Si sono posati per la
prima volta a fine gennaio, e da allora non hanno praticamente
piu' preso il volo. Una coppia di aironi arrivata durante l'
inverno a Oltremare ha 'deciso' di dare alla luce i suoi piccoli
proprio al parco di Riccione, nell'area del Delta che vi e'
stata ricostruita. La specie e' quella dell'airone cenerino
(Ardea cinerea), che deve il nome alla sua livrea grigio cenere;
e' la specie piu' diffusa in Europa, raggiunge un'altezza di
circa 90 cm e un'apertura alare di oltre 160 cm.
La coppia di esemplari selvatici ha iniziato, subito dopo l'
arrivo, il corteggiamento e la costruzione di un nido
rudimentale costituito da rami e canne su una delle due
piattaforme artificiali poste su alti pali al centro dei laghi
della ricostruzione del Delta del Po. A fine febbraio sono state
deposte le uova (in genere questa specie ne depone da tre a
cinque). Dopo circa 25 giorni di incubazione, intorno a meta'
marzo - ma la notizia e' stata diffusa oggi - sono nati due
piccoli, che in questa specie rimangono in media nel nido per
circa 50 giorni.
Le 'cure' sono fatte tanto da papa' quanto da mamma airone: i
genitori cacciano pesci e anfibi nei laghetti del Delta,
rimanendo immobili e sferrando improvvisamente fulminei colpi
con il lungo becco. Inoltre integrano la loro dieta e quella dei
piccoli con il cibo che lo staff di Oltremare fornisce
quotidianamente a una coppia di cicogne che occupa la stessa
area.
prima volta a fine gennaio, e da allora non hanno praticamente
piu' preso il volo. Una coppia di aironi arrivata durante l'
inverno a Oltremare ha 'deciso' di dare alla luce i suoi piccoli
proprio al parco di Riccione, nell'area del Delta che vi e'
stata ricostruita. La specie e' quella dell'airone cenerino
(Ardea cinerea), che deve il nome alla sua livrea grigio cenere;
e' la specie piu' diffusa in Europa, raggiunge un'altezza di
circa 90 cm e un'apertura alare di oltre 160 cm.
La coppia di esemplari selvatici ha iniziato, subito dopo l'
arrivo, il corteggiamento e la costruzione di un nido
rudimentale costituito da rami e canne su una delle due
piattaforme artificiali poste su alti pali al centro dei laghi
della ricostruzione del Delta del Po. A fine febbraio sono state
deposte le uova (in genere questa specie ne depone da tre a
cinque). Dopo circa 25 giorni di incubazione, intorno a meta'
marzo - ma la notizia e' stata diffusa oggi - sono nati due
piccoli, che in questa specie rimangono in media nel nido per
circa 50 giorni.
Le 'cure' sono fatte tanto da papa' quanto da mamma airone: i
genitori cacciano pesci e anfibi nei laghetti del Delta,
rimanendo immobili e sferrando improvvisamente fulminei colpi
con il lungo becco. Inoltre integrano la loro dieta e quella dei
piccoli con il cibo che lo staff di Oltremare fornisce
quotidianamente a una coppia di cicogne che occupa la stessa
area.
lunedì 21 aprile 2008
AMBIENTE: VIA A MONITORAGGIO CETACEI NEL MEDITERRANEO
(AGI) - Roma, 21 apr. - Capodogli, balenottere comuni e minori,
grampi, globicefali e, tra la specie dei delfinidi, il
tursiope, la stenella striata e il delfino comune, per arrivare
al misterioso zifio: sono i nomi di alcune fra le piu' comuni
specie di cetacei avvistate regolarmente al largo del Mar
Mediterraneo. Di questi mammiferi marini spesso di grandi
dimensioni, residenti in diverse profondita' delle acque che
bagnano il nostro Paese, si conoscono bene le caratteristiche
fisiche e l'evoluzione delle specie, ma si sa ben poco su
quanti siano e dove vivano.
Una delle poche stime effettuate all'inizio degli anni '90
nel Mar Ligure ha dato il numero indicativo di circa 14.000
stenelle e 900 balenottere. Nonostante le ricerche realizzate
sui cetacei abbiano fornito un contributo importante per la
conoscenza di questi animali, gli studiosi non sono ancora in
grado di quantificarne il numero. Non esistono ancora
protocolli condivisi di raccolta di dati, ne' programmi per il
monitoraggio delle specie.
Eppure l'Italia ha ratificato le direttive, le convenzioni
e gli accordi internazionali che impegnano il nostro Paese a
conservare i cetacei in uno stato ottimale. Ma come monitorare
la vita delle specie e delle popolazioni se non si usa una
metodologia comune fra tutti i rilevatori, che renda i dati
confrontabili nel tempo e in aree diverse? Il workshop
organizzato da APAT - Agenzia per la protezione dell'ambiente e
per i servizi tecnici, ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca
scientifica e tecnologica Applicata al Mare) e CoNISMA
(Consorzio nazionale Interuniversitario per le Scienze del
Mare), con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare, vuole avviare un confronto
con esperti internazionali per giungere alla definizione di
metodologie standard di raccolta ed elaborazione dei dati.
Dall'incontro nascera' un tavolo di lavoro costituito da
tecnici italiani impegnati nella ricerca in situ sui cetacei e
il coordinamento che produrra' un protocollo per il
monitoraggio delle specie.
L'Italia opera all'interno di due importanti impegni
internazionali per la conservazione dei cetacei, quali ACCOBAMS
e il Santuario Pelagos. ACCOBAMS e' l'accordo di Monaco per la
Conservazione dei Cetacei del Mar Nero, del Mediterraneo e
delle zone Atlantiche adiacenti, che ha lo scopo di proteggere
le 21 specie di cetacei segnalate nell'area. Santuario Pelagos
e' la piu' grande area protetta dei mammiferi marini del
Mediterraneo, istituita nel 1999 nel bacino
corso-ligure-provenzale. Inoltre, l'Unione Mondiale per la
Conservazione della Natura (IUCN) ha inserito le numerose
specie di cetacei del mar Mediterraneo fra le sue Liste Rosse,
in quanto necessitano di continue informazioni sulla stato di
salute e di urgenti azioni di conservazione e protezione.
grampi, globicefali e, tra la specie dei delfinidi, il
tursiope, la stenella striata e il delfino comune, per arrivare
al misterioso zifio: sono i nomi di alcune fra le piu' comuni
specie di cetacei avvistate regolarmente al largo del Mar
Mediterraneo. Di questi mammiferi marini spesso di grandi
dimensioni, residenti in diverse profondita' delle acque che
bagnano il nostro Paese, si conoscono bene le caratteristiche
fisiche e l'evoluzione delle specie, ma si sa ben poco su
quanti siano e dove vivano.
Una delle poche stime effettuate all'inizio degli anni '90
nel Mar Ligure ha dato il numero indicativo di circa 14.000
stenelle e 900 balenottere. Nonostante le ricerche realizzate
sui cetacei abbiano fornito un contributo importante per la
conoscenza di questi animali, gli studiosi non sono ancora in
grado di quantificarne il numero. Non esistono ancora
protocolli condivisi di raccolta di dati, ne' programmi per il
monitoraggio delle specie.
Eppure l'Italia ha ratificato le direttive, le convenzioni
e gli accordi internazionali che impegnano il nostro Paese a
conservare i cetacei in uno stato ottimale. Ma come monitorare
la vita delle specie e delle popolazioni se non si usa una
metodologia comune fra tutti i rilevatori, che renda i dati
confrontabili nel tempo e in aree diverse? Il workshop
organizzato da APAT - Agenzia per la protezione dell'ambiente e
per i servizi tecnici, ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca
scientifica e tecnologica Applicata al Mare) e CoNISMA
(Consorzio nazionale Interuniversitario per le Scienze del
Mare), con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare, vuole avviare un confronto
con esperti internazionali per giungere alla definizione di
metodologie standard di raccolta ed elaborazione dei dati.
Dall'incontro nascera' un tavolo di lavoro costituito da
tecnici italiani impegnati nella ricerca in situ sui cetacei e
il coordinamento che produrra' un protocollo per il
monitoraggio delle specie.
L'Italia opera all'interno di due importanti impegni
internazionali per la conservazione dei cetacei, quali ACCOBAMS
e il Santuario Pelagos. ACCOBAMS e' l'accordo di Monaco per la
Conservazione dei Cetacei del Mar Nero, del Mediterraneo e
delle zone Atlantiche adiacenti, che ha lo scopo di proteggere
le 21 specie di cetacei segnalate nell'area. Santuario Pelagos
e' la piu' grande area protetta dei mammiferi marini del
Mediterraneo, istituita nel 1999 nel bacino
corso-ligure-provenzale. Inoltre, l'Unione Mondiale per la
Conservazione della Natura (IUCN) ha inserito le numerose
specie di cetacei del mar Mediterraneo fra le sue Liste Rosse,
in quanto necessitano di continue informazioni sulla stato di
salute e di urgenti azioni di conservazione e protezione.
venerdì 18 aprile 2008
ANIMALI: UN NUOVO ORSO SI AGGIRA SUI MONTI DELL'ALTO ADIGE
(ANSA) - BOLZANO, 18 APR - Dopo che l'orso Jj3 - fratello del
celebre Bruno, ucciso due anni fa sui monti della Baviera - e'
stato abbattuto in Svizzera c'e' ora traccia di un altro
plantigrado che si aggira sui monti dell'Alto Adige: un orso e'
stato individuato infatti nella zona montuosa di Passo Palade.
Ha saccheggiato alcuni alveari e la notte scorsa ha sbranato una
pecora.
Attualmente gli agenti di sorveglianza dell'Ufficio
provinciale stanno conducendo i rilievi sul posto e valutando l'
adozione di particolari misure a tutela degli animali domestici,
come l'installazione di recinzioni elettriche. La Giunta
provinciale e' impegnata, nel quadro del cosiddetto Pacobace (il
Piano di conservazione dell'orso bruno sulle alpi
centro-orientali) a risarcire in modo rapido e senza eccessiva
burocrazia i danni provocati dagli attacchi dell'orso.
La presenza dell'orso in Alto Adige era stata nuovamente
accertata a fine marzo, dopo che gli agenti di sorveglianza
venatoria avevano individuato tracce nella neve nella zona della
Val d'Ultimo, al confine con la Provincia di Trento.
celebre Bruno, ucciso due anni fa sui monti della Baviera - e'
stato abbattuto in Svizzera c'e' ora traccia di un altro
plantigrado che si aggira sui monti dell'Alto Adige: un orso e'
stato individuato infatti nella zona montuosa di Passo Palade.
Ha saccheggiato alcuni alveari e la notte scorsa ha sbranato una
pecora.
Attualmente gli agenti di sorveglianza dell'Ufficio
provinciale stanno conducendo i rilievi sul posto e valutando l'
adozione di particolari misure a tutela degli animali domestici,
come l'installazione di recinzioni elettriche. La Giunta
provinciale e' impegnata, nel quadro del cosiddetto Pacobace (il
Piano di conservazione dell'orso bruno sulle alpi
centro-orientali) a risarcire in modo rapido e senza eccessiva
burocrazia i danni provocati dagli attacchi dell'orso.
La presenza dell'orso in Alto Adige era stata nuovamente
accertata a fine marzo, dopo che gli agenti di sorveglianza
venatoria avevano individuato tracce nella neve nella zona della
Val d'Ultimo, al confine con la Provincia di Trento.
FILIPPINE: IN PIAZZA COPERTE SOLO DI LATTUGA, IN TILT TRAFFICO A MANILA
ATTIVISTE VEGETARIANE, STOP AL CONSUMO DI CARNE
Manila, 18 apr. - (Adnkronos/Dpa) - Tre attiviste per i diritti
degli animali, coperte con sole foglie di lattuga, hanno bloccato il
traffico di Manila per esortare la gente a diventare vegetariana. Le
attiviste seminude, conosciute come "ragazze lattuga", si sono
ritrovate in piazza Miranda, nel centro della capitale delle
Filippine, per spiegare come diventare vegetariani aiuterebbe a
salvare il pianeta e nel frattempo provocando un grande ingorgo. "La
produzione di carne ha un impatto devastante sul pianeta - ha spiegato
Ashley Fruno, "ragazza lattuga" del Peta, organizzazione no-profit a
sostegno dei diritti animali - Ci sono tante deliziose alternative
vegetariane alla carne e gustarle diventa un piacere che aiuta anche
il pianeta".
In un comunicato trasmesso dall'organizzazione si sottolinea che
il consumo di carne non solo causa atroci sofferenze agli animali, ma
contribuisce anche al riscaldamento globale. Nel comunicato viene
citato uno studio delle Nazioni Unite secondo il quale "allevare
bestiame produce una percentuale di emissioni di gas ad effetto serra
nettamente superiore a quella prodotta da automobli, autocarri, aerei
o imbarcazioni. Inoltre - si legge nel comunicato del Peta - nutrire e
trasportare gli animali da macello e immagazzinare la loro carne
comporta un considerevole spreco di energia".
Manila, 18 apr. - (Adnkronos/Dpa) - Tre attiviste per i diritti
degli animali, coperte con sole foglie di lattuga, hanno bloccato il
traffico di Manila per esortare la gente a diventare vegetariana. Le
attiviste seminude, conosciute come "ragazze lattuga", si sono
ritrovate in piazza Miranda, nel centro della capitale delle
Filippine, per spiegare come diventare vegetariani aiuterebbe a
salvare il pianeta e nel frattempo provocando un grande ingorgo. "La
produzione di carne ha un impatto devastante sul pianeta - ha spiegato
Ashley Fruno, "ragazza lattuga" del Peta, organizzazione no-profit a
sostegno dei diritti animali - Ci sono tante deliziose alternative
vegetariane alla carne e gustarle diventa un piacere che aiuta anche
il pianeta".
In un comunicato trasmesso dall'organizzazione si sottolinea che
il consumo di carne non solo causa atroci sofferenze agli animali, ma
contribuisce anche al riscaldamento globale. Nel comunicato viene
citato uno studio delle Nazioni Unite secondo il quale "allevare
bestiame produce una percentuale di emissioni di gas ad effetto serra
nettamente superiore a quella prodotta da automobli, autocarri, aerei
o imbarcazioni. Inoltre - si legge nel comunicato del Peta - nutrire e
trasportare gli animali da macello e immagazzinare la loro carne
comporta un considerevole spreco di energia".
giovedì 17 aprile 2008
ARTICO: 2007 ANNO SHOCK PER GROENLANDIA,APPELLO PER SALVARLA
(ANSA) - ROMA, 17 APR - Servono piu' risorse e piu'
attenzione per la Groenlandia, che nonostante stia gia'
mostrando segni di degrado irreversibile e' spesso dimenticata a
favore dell'Antartico. L'appello e' contenuto in un lungo
articolo pubblicato dalla rivista Nature, in cui vengono
presentate le ultime ricerche sulle condizioni di quest'area i
cui ghiacciai racchiudono un ventesimo del ghiaccio mondiale, e
se sciolti completamente alzerebbero di sette metri il livello
del mare.
Secondo la rivista, neanche l'anno polare internazionale
iniziato a marzo 2007 ha prodotto un'inversione di tendenza
nelle ricerche, e solo un terzo delle risorse va verso il polo
Nord, nonostante i segnali allarmanti. Recentemente un allarme
e' venuto dal programma Grace, che consiste in due satelliti che
orbitano intorno alla Terra a breve distanza l'uno dall'altro, e
che attraverso uno scambio di segnali riescono a valutare
esattamente e con estrema precisione i cambiamenti del campo
gravitazionale terrestre:''Usando i dati di Grace abbiamo
stimato una perdita di ghiaccio di 211 miliardi di tonnellate lo
scorso anno - spiega Isabella Velicogna dell'universita' della
California - il 2007 e' stato scioccante per l'area''.
Il dato e' stato confermato nelle dimensioni da un'altra
ricerca della Nasa, fatta sempre sui dati dei satelliti.
Nonostante 'dall'alto' si riescano a fare stime sempre piu'
precise, avvertono gli esperti interpellati da Nature, non tutto
puo' essere fatto dallo spazio, e molte piu' ricerche sul
terreno devono essere finanziate. Due di queste stanno per
essere pubblicata dalla rivista Science: i ricercatori delle
universita' di Washington e di Newcastle hanno scoperto,
osservando i laghi che si formano sulla superficie dei ghiacciai
della Groenlandia, che in presenza di crepacci l'acqua scende
fino al fondo del ghiacciaio, premendo sulla lastra di ghiaccio
e spostandola. Questo fenomeno, che e' in aumento, contribuisce
anche al distacco degli iceberg.
attenzione per la Groenlandia, che nonostante stia gia'
mostrando segni di degrado irreversibile e' spesso dimenticata a
favore dell'Antartico. L'appello e' contenuto in un lungo
articolo pubblicato dalla rivista Nature, in cui vengono
presentate le ultime ricerche sulle condizioni di quest'area i
cui ghiacciai racchiudono un ventesimo del ghiaccio mondiale, e
se sciolti completamente alzerebbero di sette metri il livello
del mare.
Secondo la rivista, neanche l'anno polare internazionale
iniziato a marzo 2007 ha prodotto un'inversione di tendenza
nelle ricerche, e solo un terzo delle risorse va verso il polo
Nord, nonostante i segnali allarmanti. Recentemente un allarme
e' venuto dal programma Grace, che consiste in due satelliti che
orbitano intorno alla Terra a breve distanza l'uno dall'altro, e
che attraverso uno scambio di segnali riescono a valutare
esattamente e con estrema precisione i cambiamenti del campo
gravitazionale terrestre:''Usando i dati di Grace abbiamo
stimato una perdita di ghiaccio di 211 miliardi di tonnellate lo
scorso anno - spiega Isabella Velicogna dell'universita' della
California - il 2007 e' stato scioccante per l'area''.
Il dato e' stato confermato nelle dimensioni da un'altra
ricerca della Nasa, fatta sempre sui dati dei satelliti.
Nonostante 'dall'alto' si riescano a fare stime sempre piu'
precise, avvertono gli esperti interpellati da Nature, non tutto
puo' essere fatto dallo spazio, e molte piu' ricerche sul
terreno devono essere finanziate. Due di queste stanno per
essere pubblicata dalla rivista Science: i ricercatori delle
universita' di Washington e di Newcastle hanno scoperto,
osservando i laghi che si formano sulla superficie dei ghiacciai
della Groenlandia, che in presenza di crepacci l'acqua scende
fino al fondo del ghiacciaio, premendo sulla lastra di ghiaccio
e spostandola. Questo fenomeno, che e' in aumento, contribuisce
anche al distacco degli iceberg.
lunedì 14 aprile 2008
GB/ LE CENTRALI NUCLEARI STANNO DISTRUGGENDO LA FAUNA MARINA
Sotto accusa i sistemi di raffreddamento che usano acqua di mare
Roma, 14 apr. (Apcom) - Le centrali nucleari britanniche presenti lungo la costa del Paese stanno devastando la fauna marina. Lo denuncia un ricercatore dell'Università di Oxford, Peter Henderson, che punta il dito contro i sistemi di raffreddamento delle centrali che utilizzano l'acqua dal mare. Secondo Henderson, esperto di ambiente, i danni provocati dalle centrali nucleari sono superiori alle stime fatte. "Il numero di pesci uccisi ogni anno è colossale", ha detto Henderson - direttore di una società di consulenza ambientale per la conservazione dei pesci - al quotidiano britannico 'Times'.
Roma, 14 apr. (Apcom) - Le centrali nucleari britanniche presenti lungo la costa del Paese stanno devastando la fauna marina. Lo denuncia un ricercatore dell'Università di Oxford, Peter Henderson, che punta il dito contro i sistemi di raffreddamento delle centrali che utilizzano l'acqua dal mare. Secondo Henderson, esperto di ambiente, i danni provocati dalle centrali nucleari sono superiori alle stime fatte. "Il numero di pesci uccisi ogni anno è colossale", ha detto Henderson - direttore di una società di consulenza ambientale per la conservazione dei pesci - al quotidiano britannico 'Times'.
venerdì 11 aprile 2008
ROMA: NATI I DUE PICCOLI FALCHI DELLA COPPIA CHE VIVE SUL TETTO DE LA SAPIENZA
L'ARRIVO SEGUITO IN DIRETTA GRAZIE A PROGETTO
TERNA-UNIVERSITA'-ORNIS ITALICA
Roma, 11 apr. (Adnkronos) - Nati i primi due piccoli della
coppia di falchi che vive sul tetto della Facolta' di Economia
dell'Universita' de La Sapienza di Roma. Battezzati Tati e Ponentino,
i piccoli sono i primi due pulli, questo il nome scientifico, di Aria
e Vento, la coppia di falchi pellegrini che ha scelto come dimora il
cornicione della facoltà di Economia. Le altre due uova dovrebbero schiudersi
nelle prossime ore. L'arrivo dei due piccoli e' stato seguito in
diretta dagli appassionati grazie alle webcam del progetto BirdCam,
iniziativa nata dalla collaborazione di Terna, il Gestore della Rete
di Trasmissione Nazionale, della Facolta' di Economia della Sapienza
Universita' di Roma e di Ornis Italica.
Sono stati proprio i frequentatori del forum del sito a
battezzare i due piccoli: Tati e Ponentino infatti sono i nomi scelti
da chi ha visto per primo le uova attraverso le webcam. Il prossimo
appuntamento e' previsto per la fine di aprile per l'inanellamento dei
piccoli falchi, operazione che consente nel lungo periodo di acquisire
dati sulla longevita' e gli spostamenti degli uccelli.
Il falco pellegrino mancava dai cieli di Roma da ormai 30 anni
ed e' riapparso nel 2005, proprio con la coppia di falchi che ha
scelto il tetto di Economia come dimora. Da allora, il progetto
Birdcam ne monitora in diretta la nidificazione in ambiente urbano,
dalla deposizione del primo uovo alla schiusa delle uova, seguendo
l'allevamento dei piccoli e il periodo precedente il loro primo
volo.
TERNA-UNIVERSITA'-ORNIS ITALICA
Roma, 11 apr. (Adnkronos) - Nati i primi due piccoli della
coppia di falchi che vive sul tetto della Facolta' di Economia
dell'Universita' de La Sapienza di Roma. Battezzati Tati e Ponentino,
i piccoli sono i primi due pulli, questo il nome scientifico, di Aria
e Vento, la coppia di falchi pellegrini che ha scelto come dimora il
cornicione della facoltà di Economia. Le altre due uova dovrebbero schiudersi
nelle prossime ore. L'arrivo dei due piccoli e' stato seguito in
diretta dagli appassionati grazie alle webcam del progetto BirdCam,
iniziativa nata dalla collaborazione di Terna, il Gestore della Rete
di Trasmissione Nazionale, della Facolta' di Economia della Sapienza
Universita' di Roma e di Ornis Italica.
Sono stati proprio i frequentatori del forum del sito a
battezzare i due piccoli: Tati e Ponentino infatti sono i nomi scelti
da chi ha visto per primo le uova attraverso le webcam. Il prossimo
appuntamento e' previsto per la fine di aprile per l'inanellamento dei
piccoli falchi, operazione che consente nel lungo periodo di acquisire
dati sulla longevita' e gli spostamenti degli uccelli.
Il falco pellegrino mancava dai cieli di Roma da ormai 30 anni
ed e' riapparso nel 2005, proprio con la coppia di falchi che ha
scelto il tetto di Economia come dimora. Da allora, il progetto
Birdcam ne monitora in diretta la nidificazione in ambiente urbano,
dalla deposizione del primo uovo alla schiusa delle uova, seguendo
l'allevamento dei piccoli e il periodo precedente il loro primo
volo.
AGRICOLTURA: API; STUDIO, E' UN FLUIDO A RICHIAMARE IN NIDO
(ANSA) - ROMA, 11 APR - Proprio come le persone sono alla ricerca della casa dei propri sogni, cosi' alcune api selvatiche sembrano essere piuttosto esigenti nella scelta del loro nido. Oggi, grazie ad una ricerca sviluppata dall'Agricoltural Research Service degli Stati Uniti, siamo vicini a conoscere e quindi soddisfare le richieste di questi infaticabili e indispensabili insetti: tutto sembra ruotare intorno ad un particolare liquido che le api secernono sulle pareti del nido e che esercita forte attrazione sulle altre ossibili inquiline. Si sa che le api selvatiche aiutano le api domestiche a migliorare le loro prestazioni di insetti impollinatori e produttori di miele rendendoli fino a cinque volte piu' efficienti di quanto lo sarebbero in loro assenza. La protezione delle api selvatiche presenti in natura e del loro habitat e' dunque fondamentale per assicurare un adeguato livello di produttivita' da parte della stessa ape domestica. Gia' si sapeva che molte specie di api preferiscono costruire il loro nido in cavita' precedentemente occupate da altri insetti della loro stessa specie. Per capire cosa renda cosi' attraenti questi ambienti, i ricercatori hanno quindi esaminato ogni singolo elemento del nido 'usato', inclusi polline, foglie, fango e un particolare fluido che le api applicano sulle pareti della cavita'. Probabilmente questo fluido e' secreto dalle api come segno marcatore per differenziare un nido dall'altro e potrebbe fungere da richiamo e attrazione per le api in cerca di casa. Gli scienziati stanno ora lavorando sulla composizione chimica della sostanza nella speranza di poterla ricreare artificialmente e poter quindi rendere i nidi costruiti dall'uomo piu' appetibili.
giovedì 10 aprile 2008
AMBIENTE: WWF; TARTARUGA NIM, 400 KM IN UN MESE, E' IN LIBIA
(ANSA) - ROMA, 10 APR - Una grande nuotatrice la tartaruga marina battezzata Nim, come la protagonista del film ''Alla ricerca dell'isola di Nim'', con Jodie Foster, nelle sale italiane da domani. L'esemplare di Caretta caretta, liberata un mese fa nelle acque di Lampedusa dal WWF, ha percorso in un mese oltre 400 km raggiungendo prima le coste della Tunisia, dove e' rimasta per circa due settimane in cerca di cibo, poi il tratto di mare di fronte alla Libia, dove sta trascorrendo molto tempo in immersione. Sono questi i primi dati raccolti grazie all'operazione di monitoraggio satellitare che il WWF Italia ha effettuato in occasione del lancio di questa eco-favola sulla difesa dei paradisi naturali. Molte altre le informazioni raccolte: Nim ha nuotato molto in superficie, in cerca di calore, visto che i 16-17 gradi centigradi di temperatura dell'acqua sono ben al di sotto dei 25 gradi che predilige. Non solo: la durata delle immersioni e' stata in media 2 minuti con picchi che sono arrivati fino a 40 minuti. Tutti possono seguire i suoi spostamenti sul sito www.pandatribe.it/nim e sostenere la campagna adozioni delle tartarughe marine, contribuendo alla salvaguardia delle specie a rischio degli ambienti marini, in Italia, con un centro d'avanguardia a Lampedusa, e nel resto del mondo. Per il WWF Nim rappresenta tutte le tartarughe marine, simbolo della biodiversita' dell'ambiente marino e gravemente minacciata dalla pesca accidentale. Nei mari di tutto il mondo ne vivono 7 specie, di cui 3 nel Mediterraneo, ma tutte sono a rischio estinzione. Ogni giorno tartarughe ferite o pescate accidentalmente vengono accolte nei Centri di Recupero WWF, che nel mondo ha gia' attivi 44 progetti di tutela e ospedali specializzati nella cura e riabilitazione di questi animali. Grazie al tracking satellitare sono stati, inoltre, avviati programmi per studiarne spostamenti e comportamenti e per mettere a punto strategie di tutela. Tramite questo dispositivo, per esempio, e' stato scoperto che per riprodursi una tartaruga ha compiuto un viaggio transoceanico nuotando dalle coste della California fino a quelle del Giappone, dove ha deposto le sue uova.
mercoledì 9 aprile 2008
ANIMALI: RUBARONO STAMBECCHI, SVIZZERA RISARCISCE ITALIA
(ANSA) - ROMA, 9 APR - Agli inizi del '900, dopo averne chiesto alcuni esemplari al re Vittorio Emanuele III per ripopolare il loro fronte alpino, ed averne ricevuto un rifiuto, con l'aiuto di bracconieri le autorita' svizzere rubarono, nella Riserva di Casa Savoia, sette stambecchi, per reintrodurli nelle loro montagne. Oggi la Svizzera ha risarcito l'Italia con una cinquantina di esemplari, che sono stati rilasciati sulle Alpi, come ha reso noto il direttore del Museo zoologico di Roma Claudio Manicastri. Dalla collaborazione tra l'Ambasciata svizzera ed il comune di Roma, e' nata anche un'esposizione, proprio al Museo di zoologia, che restera' aperta sino al 1 giugno, dal titolo ''Lo stambecco. La curiosa avventura del signore delle rocce'', che oltre a trattare la biologia dello stambecco, esporra' preziosi esemplari risalenti agli anni '20, dono di Vittorio Emanuele III. Pannelli, giochi interattivi, rari reperti zoologici, illustrano i piu' recenti studi degli scienziati svizzeri ed italiani sulle popolazioni dello stambecco alpino. La mostra e' accompagnata da attivita' didattiche, giochi interattivi, proiezione di filmati e incontri con esperti di livello internazionale, spaziando dall'arte alla mitologia, alla scienza, attraverso le tradizioni e le credenze popolari che hanno come protagonista lo stambecco. Tutti gli intervenuti alla attivita' didattiche della mostra, potranno partecipare ad un concorso a premi, con in palio due viaggi in Svizzera.
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