(ANSA) - ROMA, 22 APR - Il sesso del nascituro si legge sul
fondo del piatto: infatti se al momento del concepimento la
donna ha una dieta ricca e calorica, non dimentica mai la
colazione, allora il bebe' sara' piu' probabilmente un
maschietto, viceversa una femminuccia.
Lo dimostra uno studio delle Universita' britanniche di
Exeter e Oxford pubblicato sui Proceedings of the Royal Society:
Biological Sciences diretto da Fiona Mathews.
Oggi nascono meno maschi forse proprio perche', ipotizzano i
ricercatori, le donne tendono a mangiar meno, in nome della
linea, saltando spessissimo la colazione.
Il sesso del nascituro e' deciso a livello genetico dal
papa': se nei suoi spermatozoi e' portatore di un cromosoma
maschile, l''Y', nascera' un maschietto, se di un cromosoma
femminile, l''X', una femminuccia. Nondimeno esiste l'ipotesi
che l'aspirante mamma possa in qualche modo condizionare il
sesso del nascituro. Anche se tuttora non e' dato sapere come,
alcuni esperimenti di inseminazione artificiale hanno dimostrato
che alti livelli di glucosio incoraggiano crescita e sviluppo di
embrioni maschi, inibiscono invece quella di embrioni femmine.
Cosi' gli esperti inglesi sono andati alla ricerca dei
possibili motivi che possono favorire la coccarda azzurra
piuttosto che quella rosa. Hanno coinvolto 740 donne incinte e
insegnare del sesso del feto. Hanno chiesto loro di descrivere
le proprie abitudini prima e al momento del concepimento, anche
quelle alimentari.
Ebbene, e' emerso che, mentre consumo di caffeina, fumo, peso
corporeo non hanno alcuna influenza sul sesso del bebe',
l'alimentazione ha invece un peso. Si e' visto che donne con una
dieta molto calorica al momento del concepimento, hanno un
maschietto nel 56% dei casi; viceversa con un'alimentazione meno
energetica fanno un maschietto solo nel 45% dei casi. Altri
fattori 'determinanti' per partorire un maschietto sembrano
essere una dieta ricca di nutrienti come potassio, calcio
vitamine C, E e B12 e l'abitudine a fare colazione.
Da 40 anni nel mondo sviluppato si assiste ad un lento
declino dei fiocchi blu, una riduzione di uno per 1000 nati ogni
anno. Il motivo, spiega Mathews, potrebbe stare anche nel
cambiamento delle abitudini alimentari della donna, che in nome
della linea e della fretta sacrifica la colazione e mangia meno.
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martedì 22 aprile 2008
LIBRI: LA FISICA E L'EXTRADIMENSIONALITA' DELLA PADELLA
(AGI) - Roma, 22 apr - Lo spazio tempo potrebbe essere diverso
da qualsiasi cosa si possa immaginare. Non solo, le piu'
recenti scoperte della fisica ci incoraggiano a teorizzare
infinite dimensioni extra dello spazio. Anzi molti scienziati
sono ora alla ricerca di nuove leggi della fisica per dare
risposte a concetti, ormai non piu' solo fantascientifici, come
quello degli universi paralleli, della geometria curva e delle
dimensioni arrotolate. E' l'obiettivo di una scienziata,
giocosamente divulgatrice, Lisa Randall, che nel suo libro "
Passaggi curvi", edito da Il Saggiatore, ci accompagna in un
meraviglioso viaggio verso questi luoghi di frontiera. Ed il
viaggio comincia proprio nell'armadio delle nostre cucine dove
la Randall ipotizza che vi sia nascosta una dimensione extra.
Questa traccia si trova infatti nella padella antiaderente
rivestita di un materiale chiamato "quasicristalli". Mentre il
cristallo e' un reticolo estremamente simmetrico di atomi e
molecole con un elemento base che si ripete molte volte, il
quasicristallo ha una disposizione di atomi e molecole che non
si conforma ad alcun schema. L'unica struttura possibile
sarebbe legata al concetto di proiezione e solo in quest'ottica
verrebbe svelata la sua simmetria , in uno spazio cioe'
pluridimensionale. L'antiaderenza del quasicristallo si spiega
dunque cosi': il cibo banalmente tridimensionale non puo'
aderire alla struttura cristallina pluridimensionale per la
differente disposizione degli atomi che la compongono.
Ma la Randall non si ferma qui. Esploriamo con lei anche il
mistero della gravita' potentissima della terra vinta dalla
debolissima forza attrattiva di un minuscolo magnete che puo'
sollevare una graffetta anche se tutta la massa della terra
l'attrae in direzione opposta.
E dove vanno le particelle chiamate "modi di Kalvza-Klei"
quando lasciano traccia della loro esistenza nelle tre
dimensioni che ci sono familiari? "Operare su spazi
pluridimensionali e' una cosa che facciamo quotidianamente-
sostiene la Randall - anche se la maggior parte di noi non se
ne rende conto. Quando Einstein ha sviluppato la teoria della
relativita' ha preso in considerazione una quarta dimensione,
"il tempo", inseparabile dalle altre tre. Oggi la fisica
d'avanguardia si avventura audacemente verso altre realta'
extra dimensionali che la Randall ci spinge ad ipotizzare
alternando ardue teorie con i fatti delle vita di ogni giorno.
Un ottimo allenamento per la mente e per lo spirito,
un'avventura fantascientifica nell'incredibile sapienza
nascosta della quotidianita'.
Lisa Randall e' stata la prima donna ad ottenere una
cattedra al Dipartimento di Fisica dell'Universita' di
Princeton ed a quello di Fisica teoretica al Mit e ad Harvard.
Quando e' uscito in America il suo libro e' stato inserito tra
i cento indicati dal New York Times come i "memorabili"
dell'anno.
da qualsiasi cosa si possa immaginare. Non solo, le piu'
recenti scoperte della fisica ci incoraggiano a teorizzare
infinite dimensioni extra dello spazio. Anzi molti scienziati
sono ora alla ricerca di nuove leggi della fisica per dare
risposte a concetti, ormai non piu' solo fantascientifici, come
quello degli universi paralleli, della geometria curva e delle
dimensioni arrotolate. E' l'obiettivo di una scienziata,
giocosamente divulgatrice, Lisa Randall, che nel suo libro "
Passaggi curvi", edito da Il Saggiatore, ci accompagna in un
meraviglioso viaggio verso questi luoghi di frontiera. Ed il
viaggio comincia proprio nell'armadio delle nostre cucine dove
la Randall ipotizza che vi sia nascosta una dimensione extra.
Questa traccia si trova infatti nella padella antiaderente
rivestita di un materiale chiamato "quasicristalli". Mentre il
cristallo e' un reticolo estremamente simmetrico di atomi e
molecole con un elemento base che si ripete molte volte, il
quasicristallo ha una disposizione di atomi e molecole che non
si conforma ad alcun schema. L'unica struttura possibile
sarebbe legata al concetto di proiezione e solo in quest'ottica
verrebbe svelata la sua simmetria , in uno spazio cioe'
pluridimensionale. L'antiaderenza del quasicristallo si spiega
dunque cosi': il cibo banalmente tridimensionale non puo'
aderire alla struttura cristallina pluridimensionale per la
differente disposizione degli atomi che la compongono.
Ma la Randall non si ferma qui. Esploriamo con lei anche il
mistero della gravita' potentissima della terra vinta dalla
debolissima forza attrattiva di un minuscolo magnete che puo'
sollevare una graffetta anche se tutta la massa della terra
l'attrae in direzione opposta.
E dove vanno le particelle chiamate "modi di Kalvza-Klei"
quando lasciano traccia della loro esistenza nelle tre
dimensioni che ci sono familiari? "Operare su spazi
pluridimensionali e' una cosa che facciamo quotidianamente-
sostiene la Randall - anche se la maggior parte di noi non se
ne rende conto. Quando Einstein ha sviluppato la teoria della
relativita' ha preso in considerazione una quarta dimensione,
"il tempo", inseparabile dalle altre tre. Oggi la fisica
d'avanguardia si avventura audacemente verso altre realta'
extra dimensionali che la Randall ci spinge ad ipotizzare
alternando ardue teorie con i fatti delle vita di ogni giorno.
Un ottimo allenamento per la mente e per lo spirito,
un'avventura fantascientifica nell'incredibile sapienza
nascosta della quotidianita'.
Lisa Randall e' stata la prima donna ad ottenere una
cattedra al Dipartimento di Fisica dell'Universita' di
Princeton ed a quello di Fisica teoretica al Mit e ad Harvard.
Quando e' uscito in America il suo libro e' stato inserito tra
i cento indicati dal New York Times come i "memorabili"
dell'anno.
lunedì 21 aprile 2008
FISICA: PRIMA MISURA VIBRAZIONI ELETTRONI IN NANOSTRUTTURA
(ANSA) - PISA, 21 APR - Misurare le caratteristiche
vibrazioni di pochi elettroni intrappolati in una regione di
spazio larga solo pochi nanometri e scoprire nuovi importanti
elementi per lo sviluppo della computazione quantistica. E' cio'
che ha fatto un gruppo di scienziati dei centri INFM-NEST di
Pisa, S3 di Modena, Dipartimento di Fisica dell'Universita'
Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con i colleghi dei
Laboratori Bell di New York.
I risultati della ricerca, informa una nota, sono stati
pubblicati sull'ultimo numero di Nature Physics, la piu'
prestigiosa rivista internazionale nel settore della fisica
fondamentale. Per arrivare a sondare la natura piu' intima del
comportamento della materia su scala nanometrica i fisici sono
riusciti a intrappolare alcuni elettroni in una nanostruttura
'scavata' a partire da un cristallo purissimo di Arseniuro di
Gallio, appositamente cresciuto presso i laboratori Bell di New
York, e definito, per la sua grandezza di appena pochi
miliardesimi di metri, 'punto quantico'.
I ricercatori sono riusciti a mettere in vibrazione gli
elettroni intrappolati all'interno di questo punto quantico
utilizzando un debolissimo fascio di luce Laser. Gli elettroni
hanno sviluppato una sorta di moto sincronizzato, di cui sono
state misurate le frequenze caratteristiche. Dai calcoli era
stato possibile prevedere che se gli scienziati avessero posto
in rotazione gli elettroni all'interno dei punti quantici queste
frequenze di vibrazione sarebbero rimaste inalterate a causa
della limitatezza dello spazio. Cosi' e' puntualmente avvenuto:
gli elettroni sono stati messi in rotazione utilizzando un
debole campo magnetico che ha rivelato che le frequenze di
vibrazione non dipendevano dalla velocita' di rotazione, ma
restavano invariate.
L'importanza di questa ricerca, ha spiegato Vittorio
Pellegrini, ricercatore del Centro Nest-National Enterprise for
nanoScience and nanoTechnology - della Scuola Normale Superiore
di Pisa, e' legata alla scoperta che gli elettroni messi in
forte interazione tendono a formare delle strutture ordinate
grazie alla loro localizzazione. La ricerca si inserisce nel
quadro della grande attenzione dedicata in questi anni dalla
Normale al campo dell'informazione quantistica, un ambito di
ricerca che potrebbe portare ad una nuova rivoluzione
tecnologica nello sviluppo di Hardware e Software.
vibrazioni di pochi elettroni intrappolati in una regione di
spazio larga solo pochi nanometri e scoprire nuovi importanti
elementi per lo sviluppo della computazione quantistica. E' cio'
che ha fatto un gruppo di scienziati dei centri INFM-NEST di
Pisa, S3 di Modena, Dipartimento di Fisica dell'Universita'
Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con i colleghi dei
Laboratori Bell di New York.
I risultati della ricerca, informa una nota, sono stati
pubblicati sull'ultimo numero di Nature Physics, la piu'
prestigiosa rivista internazionale nel settore della fisica
fondamentale. Per arrivare a sondare la natura piu' intima del
comportamento della materia su scala nanometrica i fisici sono
riusciti a intrappolare alcuni elettroni in una nanostruttura
'scavata' a partire da un cristallo purissimo di Arseniuro di
Gallio, appositamente cresciuto presso i laboratori Bell di New
York, e definito, per la sua grandezza di appena pochi
miliardesimi di metri, 'punto quantico'.
I ricercatori sono riusciti a mettere in vibrazione gli
elettroni intrappolati all'interno di questo punto quantico
utilizzando un debolissimo fascio di luce Laser. Gli elettroni
hanno sviluppato una sorta di moto sincronizzato, di cui sono
state misurate le frequenze caratteristiche. Dai calcoli era
stato possibile prevedere che se gli scienziati avessero posto
in rotazione gli elettroni all'interno dei punti quantici queste
frequenze di vibrazione sarebbero rimaste inalterate a causa
della limitatezza dello spazio. Cosi' e' puntualmente avvenuto:
gli elettroni sono stati messi in rotazione utilizzando un
debole campo magnetico che ha rivelato che le frequenze di
vibrazione non dipendevano dalla velocita' di rotazione, ma
restavano invariate.
L'importanza di questa ricerca, ha spiegato Vittorio
Pellegrini, ricercatore del Centro Nest-National Enterprise for
nanoScience and nanoTechnology - della Scuola Normale Superiore
di Pisa, e' legata alla scoperta che gli elettroni messi in
forte interazione tendono a formare delle strutture ordinate
grazie alla loro localizzazione. La ricerca si inserisce nel
quadro della grande attenzione dedicata in questi anni dalla
Normale al campo dell'informazione quantistica, un ambito di
ricerca che potrebbe portare ad una nuova rivoluzione
tecnologica nello sviluppo di Hardware e Software.
CERVELLO: SCOPERTE LE RADICI DEGLI ERRORI UMANI SU LAVORO
(ANSA) - ROMA, 21 APR - Un via libera dato per sbaglio a un
treno, procedure scorrette, in fabbrica, durante la manutenzione
dei macchinari o mentre si e' impegnati ad una catena di
montaggio. Errori umani sul lavoro che spesso sono causa di
incidenti mortali ma che possono essere predetti ed
eventualmente prevenuti secondo uno studio pubblicato sulla
rivista dell'Accademia delle Scienze Americana, Pnas, che ha
scoperto il luogo dove, nel cervello, questi sbagli nascono.
La ricerca, coordinata dall'universita' norvegese di Bergen, ha
dimostrato che chi e' occupato in mansioni monotone mostra
un'attivita' cerebrale anormale 30 secondi prima di commettere
uno sbaglio. Gli errori umani sul lavoro, secondo il primo
autore dello studio, Tom Eichele, non sono solamente il
risultato di momentanee fluttuazioni nella concentrazione, come
precedentemente pensato, ma hanno una radice ben piu' complessa
e precisa.
I ricercatori hanno usato la risonanza magnetica funzionale per
scannerizzare il flusso di sangue nel cervello di 13 persone
(fra i 22 e i 29 anni) impegnate in esercizi nei quali bisognava
rispondere velocemente a stimoli visivi. E' stato trovato che
l'attivita' di una regione del cervello che include molte aree
corticali si altera, aumentando gradualmente, 30 secondi prima
di compiere un errore. Questa regione include una parte della
cosiddetta Default-Mode-Network (Dmn), una rete neuronale che si
attiva durante lo stato di riposo ed e' modulata negativamente
durante l'esecuzione di compiti cognitivi. Parallelamente e'
stato osservato che l'attivita' cerebrale decresce nelle regioni
associate al mantenimento della concentrazione.
Lo studio, scrivono gli autori, ha dimostrato per la prima volta
che i segnali cerebrali precursori di un errore possono essere
letti con un po' di anticipo, ''un risultato per il quale la
ricerca potrebbe essere un primo passo per migliorare la
sicurezza nei luoghi di lavoro''.
treno, procedure scorrette, in fabbrica, durante la manutenzione
dei macchinari o mentre si e' impegnati ad una catena di
montaggio. Errori umani sul lavoro che spesso sono causa di
incidenti mortali ma che possono essere predetti ed
eventualmente prevenuti secondo uno studio pubblicato sulla
rivista dell'Accademia delle Scienze Americana, Pnas, che ha
scoperto il luogo dove, nel cervello, questi sbagli nascono.
La ricerca, coordinata dall'universita' norvegese di Bergen, ha
dimostrato che chi e' occupato in mansioni monotone mostra
un'attivita' cerebrale anormale 30 secondi prima di commettere
uno sbaglio. Gli errori umani sul lavoro, secondo il primo
autore dello studio, Tom Eichele, non sono solamente il
risultato di momentanee fluttuazioni nella concentrazione, come
precedentemente pensato, ma hanno una radice ben piu' complessa
e precisa.
I ricercatori hanno usato la risonanza magnetica funzionale per
scannerizzare il flusso di sangue nel cervello di 13 persone
(fra i 22 e i 29 anni) impegnate in esercizi nei quali bisognava
rispondere velocemente a stimoli visivi. E' stato trovato che
l'attivita' di una regione del cervello che include molte aree
corticali si altera, aumentando gradualmente, 30 secondi prima
di compiere un errore. Questa regione include una parte della
cosiddetta Default-Mode-Network (Dmn), una rete neuronale che si
attiva durante lo stato di riposo ed e' modulata negativamente
durante l'esecuzione di compiti cognitivi. Parallelamente e'
stato osservato che l'attivita' cerebrale decresce nelle regioni
associate al mantenimento della concentrazione.
Lo studio, scrivono gli autori, ha dimostrato per la prima volta
che i segnali cerebrali precursori di un errore possono essere
letti con un po' di anticipo, ''un risultato per il quale la
ricerca potrebbe essere un primo passo per migliorare la
sicurezza nei luoghi di lavoro''.
giovedì 17 aprile 2008
CERVELLO: E' 'BISEX', LEI HA ANCHE NEURONI MASCHILI, MA SPENTI
(ANSA) - ROMA, 17 APR - Lui e lei potrebbero entrambi avere
in dotazione un unico cervello ''bisex'', con tutti gli
'attributi', sia maschili che femminili. Poi, pero', ciascun
sesso si differenzia usando il cervello in modo diverso,
spegnendo cioe' le aree neurali alla base dei comportamenti
dell'altro sesso.
Lo rivela uno studio sui moscerini della frutta condotto da
Gero Miesenbock della Yale University School of Medicine, New
Haven.
Secondo quanto riferito sulla rivista Cell e' possibile
risvegliare nella femmina comportamenti maschili semplicemente
accendendo i circuiti maschili del suo cervello ''bisex'',
circuiti in lei normalmente dormienti.
Gia' alcuni mesi fa uno studio della Harvard University di
Boston, pero' su topolini, aveva lanciato l'ipotesi del cervello
'bisex'. Era risultato infatti che, indipendentemente dal suo
sesso, il topo ha sia i circuiti nervosi 'maschili' sia quelli
'femminili' ed e' un interruttore esterno che, azionando gli uni
o gli altri a seconda del sesso dell'animale, ne decide i
comportamenti sesso-specifici.
Qualcosa di simile sembra riscontrabile anche nei moscerini,
le Drosofile: lui per corteggiare lei suona una musica con le
proprie ali, mentre la femmina in natura non vi si cimenta mai.
Il canto del maschio 'innamorato' dipende da un circuito
cerebrale che, pero', i ricercatori si sono accorti essere
presente anche nel cervello delle femmine.
E allora perche' la femmina non canta? Per rispondere a
quest'interrogativo gli scienziati hanno acceso il 'circuito del
canto' nel cervello di lei e, come per magia, la 'moscerina' ha
cominciato a suonare, pur se con risultati non proprio da prima
voce, ammettono gli esperti.
Ma di certo cio' cui hanno assistito gli scienziati e'
indicativo dell'esistenza del cervello bisex: ''potremmo
aspettarci che il cervello nei due sessi sia strutturato
differentemente, ma i nostri esperimenti sembrano dimostrare il
contrario - spiega Miesenboeck. Tutto fa supporre vi sia un
unico cervello in buona parte bisessuale, o potremmo definirlo
anche 'unisex', con alcuni interruttori critici che fanno la
differenza tra comportamenti maschili e femminili''.
in dotazione un unico cervello ''bisex'', con tutti gli
'attributi', sia maschili che femminili. Poi, pero', ciascun
sesso si differenzia usando il cervello in modo diverso,
spegnendo cioe' le aree neurali alla base dei comportamenti
dell'altro sesso.
Lo rivela uno studio sui moscerini della frutta condotto da
Gero Miesenbock della Yale University School of Medicine, New
Haven.
Secondo quanto riferito sulla rivista Cell e' possibile
risvegliare nella femmina comportamenti maschili semplicemente
accendendo i circuiti maschili del suo cervello ''bisex'',
circuiti in lei normalmente dormienti.
Gia' alcuni mesi fa uno studio della Harvard University di
Boston, pero' su topolini, aveva lanciato l'ipotesi del cervello
'bisex'. Era risultato infatti che, indipendentemente dal suo
sesso, il topo ha sia i circuiti nervosi 'maschili' sia quelli
'femminili' ed e' un interruttore esterno che, azionando gli uni
o gli altri a seconda del sesso dell'animale, ne decide i
comportamenti sesso-specifici.
Qualcosa di simile sembra riscontrabile anche nei moscerini,
le Drosofile: lui per corteggiare lei suona una musica con le
proprie ali, mentre la femmina in natura non vi si cimenta mai.
Il canto del maschio 'innamorato' dipende da un circuito
cerebrale che, pero', i ricercatori si sono accorti essere
presente anche nel cervello delle femmine.
E allora perche' la femmina non canta? Per rispondere a
quest'interrogativo gli scienziati hanno acceso il 'circuito del
canto' nel cervello di lei e, come per magia, la 'moscerina' ha
cominciato a suonare, pur se con risultati non proprio da prima
voce, ammettono gli esperti.
Ma di certo cio' cui hanno assistito gli scienziati e'
indicativo dell'esistenza del cervello bisex: ''potremmo
aspettarci che il cervello nei due sessi sia strutturato
differentemente, ma i nostri esperimenti sembrano dimostrare il
contrario - spiega Miesenboeck. Tutto fa supporre vi sia un
unico cervello in buona parte bisessuale, o potremmo definirlo
anche 'unisex', con alcuni interruttori critici che fanno la
differenza tra comportamenti maschili e femminili''.
martedì 15 aprile 2008
CERVELLO: SE E' GRANDE PIU' PROTETTO DALL'ALZHEIMER
(ANSA) - ROMA, 15 APR - Le 'dimensioni' contano per un
cervello al top pure in vecchiaia: 'nonnini' con centri della
memoria (l'ippocampo) piu' voluminosi del 20% rispetto ai
coetanei, sfoggiano una memoria di ferro e non si ammalano di
Alzheimer, tra le malattie piu' comuni della terza eta'.
Lo dimostra uno studio di Deniz Erten-Lyons dell'Oregon
Health and Science University di Portland presentato a Chicago
nel corso del 60/imo Meeting Annuale della American Academy of
Neurology.
E c'e' un altro aspetto sorprendente in questa scoperta,
spiega Erten-Lyons all'ANSA: molti dei vecchini (il 26%)
assistiti fino all'ultimo da una buona memoria, avevano nel
cervello i segni distintivi dell'Alzheimer (le placche di
proteina 'beta-amiloide', ritenute tossiche per i neuroni), ma
erano del tutto sani.
Due le ipotesi ventilate: il maggior volume cerebrale e' una
riserva di memoria enoerme, non facilmente intaccabile dalle
placche. Oppure, ipotesi piu' verosimile, questi individui hanno
altri atout che li rendono resistenti all'Alzheimer.
cervello al top pure in vecchiaia: 'nonnini' con centri della
memoria (l'ippocampo) piu' voluminosi del 20% rispetto ai
coetanei, sfoggiano una memoria di ferro e non si ammalano di
Alzheimer, tra le malattie piu' comuni della terza eta'.
Lo dimostra uno studio di Deniz Erten-Lyons dell'Oregon
Health and Science University di Portland presentato a Chicago
nel corso del 60/imo Meeting Annuale della American Academy of
Neurology.
E c'e' un altro aspetto sorprendente in questa scoperta,
spiega Erten-Lyons all'ANSA: molti dei vecchini (il 26%)
assistiti fino all'ultimo da una buona memoria, avevano nel
cervello i segni distintivi dell'Alzheimer (le placche di
proteina 'beta-amiloide', ritenute tossiche per i neuroni), ma
erano del tutto sani.
Due le ipotesi ventilate: il maggior volume cerebrale e' una
riserva di memoria enoerme, non facilmente intaccabile dalle
placche. Oppure, ipotesi piu' verosimile, questi individui hanno
altri atout che li rendono resistenti all'Alzheimer.
lunedì 14 aprile 2008
SCIENZIATI: E' MORTO JOHN A. WHEELER, L'INVENTORE DELLA PAROLA ''BUCO NERO''
AVEVA 96 ANNI, ARTEFICE DELLA RINASCITA DELLA FISICA GRAVITAZIONALE
Washington, 14 apr. - (Adnkronos) - Lo scienziato americano John Archibald Wheeler, uno dei padri dell'astrofisica moderna, artefice della rinascita della fisica della gravitazione e inventore della locuzione ''buco nero'', e' morto nella sua casa di Hightstown, nel New Jersey, all'eta' di 96 anni. La causa del decesso, avvenuto sabato scorso, e' stata una polmonite, ha precisato oggi la figlia dell'illustre fisico, Alison Wheeler Lahnston.
Nato a Jacksonville, in Florida, il 9 luglio 1911, Wheeler si laurea in fisica alla John Hopkins University con una tesi sulla dispersione e l'assorbimento dell'elio; si perfeziona nelle Universita' New York e Copenaghen con Niels Bohr, il Premio Nobel danese per la fisica 1922 che ha dato contributi fondamemtali per la conoscenza della struttura atomica e nella meccanica quantistica.
Nel 1938 Wheeler entra all'Universita' di Princeton, della quale diviene professore nel 1947 e dove trascorre il resto della sua carriera, se si escludono i due periodi (1942-45 e 1950-53) in cui e' stato impegnato a Chicago e Los Alamos in ricerche connesse alla produzione di armi nucleari. Wheeler e' stato uno dei pionieri della fissione nucleare (con Niels Bohr e Enrico Fermi), partecipando allo sviluppo della prima bomba atomica americana con il progetto Manhattana nei super segreti laboratori di Los Alamos.
Washington, 14 apr. - (Adnkronos) - Lo scienziato americano John Archibald Wheeler, uno dei padri dell'astrofisica moderna, artefice della rinascita della fisica della gravitazione e inventore della locuzione ''buco nero'', e' morto nella sua casa di Hightstown, nel New Jersey, all'eta' di 96 anni. La causa del decesso, avvenuto sabato scorso, e' stata una polmonite, ha precisato oggi la figlia dell'illustre fisico, Alison Wheeler Lahnston.
Nato a Jacksonville, in Florida, il 9 luglio 1911, Wheeler si laurea in fisica alla John Hopkins University con una tesi sulla dispersione e l'assorbimento dell'elio; si perfeziona nelle Universita' New York e Copenaghen con Niels Bohr, il Premio Nobel danese per la fisica 1922 che ha dato contributi fondamemtali per la conoscenza della struttura atomica e nella meccanica quantistica.
Nel 1938 Wheeler entra all'Universita' di Princeton, della quale diviene professore nel 1947 e dove trascorre il resto della sua carriera, se si escludono i due periodi (1942-45 e 1950-53) in cui e' stato impegnato a Chicago e Los Alamos in ricerche connesse alla produzione di armi nucleari. Wheeler e' stato uno dei pionieri della fissione nucleare (con Niels Bohr e Enrico Fermi), partecipando allo sviluppo della prima bomba atomica americana con il progetto Manhattana nei super segreti laboratori di Los Alamos.
lunedì 7 aprile 2008
RICERCA: NASCE A TRIESTE LABORATORIO CONTRO RUMORE NAVI
(AGI) - Trieste, 7 apr. - Nei laboratori della vasca navale del
Dipartimento di Ingegneria navale, del mare e per l'ambiente
dell'Universita' di Trieste e' stato inaugurato il Laboratorio
per lo studio del rumore strutturale generato dai principali
macchinari a bordo delle navi. Il laboratorio e' stato
realizzato con il finanziamento del Consorzio 'Rinave' e la
partecipazione di Fincantieri. Punto di forza
un'apparecchiatura, unica per dimensioni in Italia, in grado di
misurare la trasmissibilita' delle sospensioni dei macchinari
di bordo. Padri del progetto il professor Marco Biot, docente
di Costruzioni navali e Francesco De Lorenzo, responsabile
dell'Ufficio analisi strutturali rumore di Fincantieri.
All'inaugurazione del nuovo macchinario (nel mondo ce ne sono,
al momento, solo altri due analoghi: uno in Olanda e l'altro in
Australia) erano presenti il rettore dell'ateneo giuliano
Francesco Peroni, Igor Zotti, direttore del dipartimento di
Ingegneria navale, il presidente del comitato scientifico di
Rinave, Livio Marchesini, numerosi accademici. Il Laboratorio
servira' a perfezionare il contenimento, dal punto di vista
acustico, delle vibrazioni derivanti dal funzionamento dei
macchinari di bordo. Un risultato importantissimo per le navi
passeggeri, ma anche, ad esempio, per le imbarcazioni militari
e per quelle che operano in ambienti naturalistici protetti (in
Alaska esistono precise normative a riguardo). Il Consorzio
Rinave, integratore e sostenitore del rapporto tra il mondo
della ricerca ed il mondo dell'industria, ha consentito di
finanziare, tramite l' accordo di programma tra il ministero
dello Sviluppo economico e la Regione Friuli Venezia Giulia un
primo 'portafoglio di progetti di ricerca'.
Dipartimento di Ingegneria navale, del mare e per l'ambiente
dell'Universita' di Trieste e' stato inaugurato il Laboratorio
per lo studio del rumore strutturale generato dai principali
macchinari a bordo delle navi. Il laboratorio e' stato
realizzato con il finanziamento del Consorzio 'Rinave' e la
partecipazione di Fincantieri. Punto di forza
un'apparecchiatura, unica per dimensioni in Italia, in grado di
misurare la trasmissibilita' delle sospensioni dei macchinari
di bordo. Padri del progetto il professor Marco Biot, docente
di Costruzioni navali e Francesco De Lorenzo, responsabile
dell'Ufficio analisi strutturali rumore di Fincantieri.
All'inaugurazione del nuovo macchinario (nel mondo ce ne sono,
al momento, solo altri due analoghi: uno in Olanda e l'altro in
Australia) erano presenti il rettore dell'ateneo giuliano
Francesco Peroni, Igor Zotti, direttore del dipartimento di
Ingegneria navale, il presidente del comitato scientifico di
Rinave, Livio Marchesini, numerosi accademici. Il Laboratorio
servira' a perfezionare il contenimento, dal punto di vista
acustico, delle vibrazioni derivanti dal funzionamento dei
macchinari di bordo. Un risultato importantissimo per le navi
passeggeri, ma anche, ad esempio, per le imbarcazioni militari
e per quelle che operano in ambienti naturalistici protetti (in
Alaska esistono precise normative a riguardo). Il Consorzio
Rinave, integratore e sostenitore del rapporto tra il mondo
della ricerca ed il mondo dell'industria, ha consentito di
finanziare, tramite l' accordo di programma tra il ministero
dello Sviluppo economico e la Regione Friuli Venezia Giulia un
primo 'portafoglio di progetti di ricerca'.
venerdì 4 aprile 2008
SANITA': NUOVA TECNICA DI IMAGING ILLUMINA I TUMORI
(Agi) - Washington, 4 apr. - Anche le molecole potranno essere viste e distinte l'una dall'altra all'interno del nostro corpo. Alla Stanford University e' stato infatti messo a punto un nuovo tipo di imaging molecolare, in grado di catturare molte immagini simultaneamente, e con una risoluzione mille volte maggiore rispetto agli standard attuali. E che potrebbe letteralmente illuminare i tumori, fornendo immagini con una precisione di quasi un trilionesimo di metro. La tecnica, descritta sulla rivista Pnas, si basa sull'effetto Raman, un fenomeno noto fin dagli anni '30: quando un fascio di luce originato da un laser colpisce un oggetto, alcuni fotoni (circa uno su dieci milioni) subiscono uno scattering, cioe' una diffusione anelastica, e vengono percio' diffusi con una frequenza piu' alta o piu' bassa di quella originaria. Misurando la differenza di energia, si possono ricavare informazioni di natura chimica e strutturale dell'oggetto colpito dalla luce, perche' il pattern di diffusione e' unico per ciascuna sostanza e rappresenta una sorta di firma spettroscopica. I ricercatori californiani sono riusciti a sfruttare tale effetto per l'imaging in campo medico, nel settore oncologico in particolare, utilizzando nanoparticelle d'oro e nanotubi di carbonio a parete singola. Iniettando queste nanosonde nei topi, ed esponendo gli animali alla lucedel laser, con uno speciale microscopio da loro stessi adattato per rilevare l'effetto Raman, hanno potuto osservare e seguirela loro migrazione all'interno dell'organismo e degli apparati degli animali. L'aspetto piu' interessante, tuttavia, e' che le particelle possono essere 'marcate' con maker diversi, che consentonoloro di andarsi a localizzare in sedi specifiche: per esempio, legandole a peptidi, anticorpi, o molecole diverse, sara' possibile visualizzare e localizzare differenti zone tumorali.Una volta adattata agli esseri umani, la tecnica potrebbe esser utile in campo chirurgico, per esempio per l'asportazione di tessuti maligni di dimensioni ridottissime. Si tratta di un modo completamente nuovo di catturare le immagini, mai utilizzato finora. La sua utilita', secondo i ricercatori, si potra' pero' apprezzare pienamente tra una quindicina d'anni, cosi' come e' avvenuto per la Pet, introdotta anni fa, ma solo ora sfruttata e apprezzata appieno. Nessuno dei metodi di imaging oggi disponibili avrebbe le caratteristiche della spettroscopia Raman: precisione nel rilevare i piccoli particolari, fino a livello molecolare, economicita' e facilita' d'impiego.
mercoledì 2 aprile 2008
GB: CREATO EMBRIONE IBRIDO UMANO-ANIMALE
(AGI/AFP) - Londra, 2 apr. - Un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Newcastle ha creato il primo embrione ibrido umano-animale. L'annuncio dei ricercatori, che avevano avuto il via libera delle autorita' britanniche, arriva mentre le Camera dei Comuni si apprestano tra polemiche e le pressioni della Chiesa cattolica a decidere il futuro di queste ricerche. L'embrione, sopravvissuto appena tre giorni, e' stato ottenuto iniettando il Dna prelevato dalle cellule del tessuto epiteliale umano nell'ovulo di una mucca, da cui in precedenza era stato rimosso tutto il materiale genetico dell'animale. L'obiettivo finale e' studiare il comportamento delle cellule staminali, le componenti base e primordiali del corpo in grado di mutare in ognuno dei 271 tipi di tessuto umano. Utilizzando gli ovuli animali i ricercatori intendono risolvere il problema pratico della carenza di ovuli femminili disponibili per ricerche che potrebbero portare alla cura di malattie come il Parkinson e l'Alzheimer.
PALEONTOLOGIA: NELL'AMBRA 356 INSETTI DI 100 MLN DI ANNI FA
(ANSA) - ROMA, 2 APR - Riuscire a vedere attraverso l'ambra opaca e' stato possibile soltanto grazie alla luce di sincrotrone, e quello che e' venuto fuori da due chilogrammi di resina fossile e' un vero e proprio zoo, che comprende ben 356 insetti vissuti 100 milioni di anni fa, in pieno Cretaceo. Li hanno descritti, in un articolo in via di pubblicazione nella rivista Microscopy and Microanalysis, i paleontologi dell'universita' francese di Rennes, in collaborazione con la struttura europea per la radiazione di sincrotrone, l'Ersf (European synchrotron radiation facility) di Grenoble e il Museo di Storia naturale di Parigi. Alcuni insetti hanno un aspetto piu' o meno familiare (come quelli che ricordano le formiche) ma altri farebbero pensare piuttosto a delle piante. Riuscire a vedere attraverso l'ambra opaca e' sempre stata una sfida per i paleontologi. A occhio nudo e' praticamente impossibile vedere che cosa si nasconde all'interno e attualmente l'unico sistema per riuscire in questo e' utilizzare la luce di sincrotrone. L'ambra che nasconde i 356 insetti proviene dal sito francese di Charentes ed e' stata studiata da Malvina Lak, dell'universita' di Rennes e Paul Tafforeau dell'Esrf. ''I ricercatori hanno cercato per anni di studiare questa ambra, cosi' scura da sembrare una pietra, con un successo scarso o nullo. Adesso per la prima volta possiano davvero scoprire e studiare i fossili che contiene'', ha detto Tafforeau. Degli animali di questo antichissimo zoo, ricostruiti in tre dimensioni, facevano parte insetti simili a vespe, formiche, ragni, mosche e acari. Molti di essi sono minuscoli, come un acaro che ha le dimensioni di appena otto decimi di millimetro e una vespa di appena quattro millimetri. ''Gli insetti sono cosi' piccoli - spiega Malvina Lak - molto probabilmente per il fatto che gli animali piu' grandi erano in grado di liberarsi dalla resina''.
giovedì 27 marzo 2008
PREISTORIA: UOMO NEANDERTHAL SI TRUCCAVA E SAPEVA COMUNICARE
(ANSA) - ROMA, 27 MAR - L'uomo di Neanderthal, a dispetto di quanto ci si possa aspettare, si truccava e probabilmente era in grado di parlare con una forma di linguaggio alquanto rudimentale. A sostenerlo e' Francesco d'Errico, un archeologo dell'universita' francese di Bordeaux, come si legge sul settimanale britannico New Scientist, che ha trovato dei grumi fatti a mano di pigmenti, essenzialmente matite, disseminate lungo l'Europa da questo progenitore dell'uomo moderno. Gli uomini di Neanderthal, che probabilmente avevano una pelle pallida, ''usavano questi pigmenti scuri - spiega D'Errico - per segnarsi e macchiarsi come la pelle degli animali. E dal momento che la body art e' una forma di comunicazione, questo implica che sapessero parlare''. L'archeologo ha trovato centinaia di blocchi di pigmenti di manganese nero in due siti vicini a Pech de l'Aze', in Francia, che erano abitati da questi uomini preistorici. Confermando cosi' gli altri rinvenimenti di pigmenti in 39 siti neanderthaliani. Questi pigmenti non venivano solo spalmati sul corpo per mimetizzarsi e travestirsi, ma erano dei veri e propri strumenti da disegno. ''Probabilmente disegnavano delle linee nere chiare e visibili, forse per dei disegni astratti. Il body painting e' - prosegue D'Errico - una sorta di comunicazione simbolica. E le tecniche per fare disegnare i simboli e il loro significato insito sarebbero state trasmesse con il linguaggio. Gli uomini di Neanderthal inoltre adornavano i loro corpi con ornamenti, come collane fatte con perle di conchiglie''. Quanto ai dubbi di altri archeologi, circa la capacita' di parlare di questi uomini preistorici, D'Errico precisa ''che possedevano il linguaggio, ma le loro abilita' linguistiche e cognitive erano inferiori a quelle degli uomini che sono venuti dopo di loro''.
mercoledì 12 marzo 2008
ROBOT:AL VIA COMPETIZIONE MICRO-AUTOMI ISPIRATI A INSETTI
(ANSA) - ROMA, 12 MAR - Sta per partire una sfida tra locuste, mosche e tarme. Non e' un nuovo tipo di rodeo, ma la competizione annuale di micro-robot ispirati agli insetti che, come riporta il sito della rivista Nature, iniziera' questa settimana ad Agra, in India. In palio c'è un premio di 600.000 dollari, finanziato dal Dipartimento della Difesa statunitense. La missione che i diversi sciami di robot dovranno portare a termine consiste nel guidare un 'commando' umano fino a degli 'ostaggi', e contemporaneamente disarmare delle mine antiuomo, in 40 minuti, usando un misto di controllo da terra e volo autonomo. Quest'anno si sono iscritti 12 equipaggi, compresi due dei vincitori della scorsa edizione, il Martin Mueller engineering tedesco e la scuola dell'aviazione civile francese. In questa occasione non solo gli sciami robot dovranno eseguire la missione, ma dovranno farlo avendo contro avversari umani a complicare la situazione.
TECNOLOGIA: I ROBOT DEL FUTURO? SARANNO COME GLI SCARAFAGGI
(9Colonne) Parigi, 12 mar - La perfezione è di questo mondo e non di quello della Dea tecnologia. A dimostrarlo sono degli studi recenti realizzati dai ricercatori di Cambridge che attestano quanto siano incredibilmente sofisticati gli animali, scarafaggi in testa. I robot del futuro verranno infatti plasmati a loro immagine e somiglianza: potranno camminare sui muri e sui tetti utilizzando delle tecniche prese in prestito da questo piccolo essere vivente che sfida le leggi di gravità. Frutto di un'evoluzione lunga 300 milioni di anni, le blatte o meno volgarmente i nauphoeta cinerea, che ancora fanno inorridire i più, sfruttano dei piccoli cuscinetti collocati sotto le loro infinitesimali zampe per arrampicarsi su qualsiasi superficie. Resta ancora però da capire di che materiale sofisticato siano composte queste stravaganti ventose, ma forse questo solo Dio può saperlo.
GENETICA: INDIANI AMERICA ARRIVARONO DA ASIA 20.000 ANNI FA
(ANSA) - ROMA, 12 MAR - Gli Indiani d'America arrivarono nel Nuovo Mondo dall'Asia dopo l'ultima glaciazione, 20.000 anni fa, con un'unica grande migrazione, passando per il ponte di terra che allora attraversava lo stretto di Bering (Beringia) e che collegava Siberia e Alaska. A ricostruire questa storia, ipotizzata piu' volta ma mai dimostrata, sono stati i dati genetici raccolti negli ultimi 20 anni e analizzati dal gruppo internazionale coordinato da uno dei pionieri di questo studio, l'italiano Antonio Torroni, del dipartimento di Genetica e microbiologia dell'universita' di Pavia. Alla ricerca, pubblicata oggi sulla rivista Plos One, ha collaborato Alessandro Achilli, del dipartimento di Biologia cellulare e ambientale dell'universita' di Perugia. Il filo rosso che ha permesso di ricostruire la storia di questa grande migrazione e' stato la parte del corredo genetico che viene ereditata solo per via materna, il Dna racchiuso nelle centraline energetiche delle cellule, i mitocondri. Nella ricerca sono stati analizzati oltre 200 Dna mitocondriali di nativi americani. Molti di questi dati erano disponibili su banche genetiche, mentre una parte e' stata analizzata a Pavia.
martedì 11 marzo 2008
RICERCA: CERVELLO RINGIOVANISCE CON INIEZIONI STAMINALI DA CORDONE
STUDIO SU ANIMALI, CELLULE RIPORTANO INDIETRO LANCETTE FAVORENDO
NEUROGENESI
Roma, 11 mar. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Ringiovanire il
cervello grazie alle cellule staminali. E' la promessa di ricercatori
dell'universita' della Florida meridionale, che hanno iniettato
cellule ematiche del cordone ombelicale in cavie di laboratorio
'anziane', ottenendo il 'ringiovanimento' dell'ippocampo e la nascita
di nuove staminali neuronali, condizione che si perde con l'eta'.
Secondo gli autori dello studio pubblicato nell'edizione online del
BMC Neuroscience, i risultati indicano la possibilita' di una terapia
cellulare per rendere piu' giovane il cervello.
La neurogenesi, la proliferazione di nuove cellule cerebrali,
diminuisce con l'eta'. Nel cervello ci sono due riserve di staminali,
di cui una si trova nell'ippocampo: con l'invecchiamento le cellule
'madri' perdono la capacita' di generare nuove cellule, principalmente
per via dell'infiammazione che si instaura negli anni. "La
neurogenesi, diminuisce moltissimo invecchiando - spiega Alison
Willing del Center of Excellence for Aging and Brain Repair
dell'universita' della Florida meridionale - soprattutto a causa del
crescente impoverimento del microambiente del cervello, dovuto
all'instaurarsi di una condizione infiammatoria. Dopo l'iniezione con
cellule del cordone ombelicali - prosegue il ricercatore - abbiamo
assistito al ripristino della proliferazione cellulare, probabilmente
proprio grazie alla diminuzione dello stato infiammatorio".
Lo studio mostra un incremento delle cellule che si riproducono
nelle 24 ore successive all'iniezione, condizione che prosegue per
almeno 15 giorni dopo un singolo trattamento. "Abbiamo mostrato come
le cellule del cordone ombelicale siano in grado di ridurre la
neuroinfiammazione - conclude Paul Sanberg, direttore del Center of
Excellence for Aging and Brain Repair - in base ai nostri risultati
esiste la possibilita' che la terapia cellulare sia un approccio per
combattere l'invecchiamento cerebrale e ripristinare le capacita'
perdute con l'eta'".
NEUROGENESI
Roma, 11 mar. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Ringiovanire il
cervello grazie alle cellule staminali. E' la promessa di ricercatori
dell'universita' della Florida meridionale, che hanno iniettato
cellule ematiche del cordone ombelicale in cavie di laboratorio
'anziane', ottenendo il 'ringiovanimento' dell'ippocampo e la nascita
di nuove staminali neuronali, condizione che si perde con l'eta'.
Secondo gli autori dello studio pubblicato nell'edizione online del
BMC Neuroscience, i risultati indicano la possibilita' di una terapia
cellulare per rendere piu' giovane il cervello.
La neurogenesi, la proliferazione di nuove cellule cerebrali,
diminuisce con l'eta'. Nel cervello ci sono due riserve di staminali,
di cui una si trova nell'ippocampo: con l'invecchiamento le cellule
'madri' perdono la capacita' di generare nuove cellule, principalmente
per via dell'infiammazione che si instaura negli anni. "La
neurogenesi, diminuisce moltissimo invecchiando - spiega Alison
Willing del Center of Excellence for Aging and Brain Repair
dell'universita' della Florida meridionale - soprattutto a causa del
crescente impoverimento del microambiente del cervello, dovuto
all'instaurarsi di una condizione infiammatoria. Dopo l'iniezione con
cellule del cordone ombelicali - prosegue il ricercatore - abbiamo
assistito al ripristino della proliferazione cellulare, probabilmente
proprio grazie alla diminuzione dello stato infiammatorio".
Lo studio mostra un incremento delle cellule che si riproducono
nelle 24 ore successive all'iniezione, condizione che prosegue per
almeno 15 giorni dopo un singolo trattamento. "Abbiamo mostrato come
le cellule del cordone ombelicale siano in grado di ridurre la
neuroinfiammazione - conclude Paul Sanberg, direttore del Center of
Excellence for Aging and Brain Repair - in base ai nostri risultati
esiste la possibilita' che la terapia cellulare sia un approccio per
combattere l'invecchiamento cerebrale e ripristinare le capacita'
perdute con l'eta'".
lunedì 10 marzo 2008
ARCHEOLOGIA: GERUSALEMME, SCOPERTI PRIMI REPERTI CON NOMI
RISALGONO A 2800 ANNI FA, TROVATI ANCHE DUE SIGILLI DI PIETRA
Gerusalemme, 10 mar. - (Adnkronos) - Nuovi scavi archeologici condotti nella Citta' di Davide, a Gerusalemme, hanno permesso di rilevare un fenomeno particolare che segna uno sviluppo nel costume degli antichi ebrei. Precedenti reperti del IX secolo a.C. comprendevano sigilli decorati solo con immagini (di una barca o di animali, in particolare pesci, lucertole e uccelli), ma a partire dal VIII secolo si osserva che commercianti e pubblici ufficiali cominciarono ad apporre sui sigilli i loro nomi.
Nello scavo in corso nei pressi della sorgente del Gihon, l'equipe archeologica diretta da Ronny Reich dell'Universita' di Haifaed Eli Shukron del Dipartimento delle Antichita' di Israele ha portatoalla lice ceramiche risalenti al secondo periodo dell'eta' del ferro insieme con frammenti di tre 'bullae' (tondelli di argilla usati per sigillare lettere e merci) e due sigilli di pietra, che si utilizzavano per produrre tali impronte. Tutti i reperti hanno nomi scritti in ebraico. Uno dei sigilli mostra di essere stato di proprieta' di un abitante della citta' chiamato ''Rephaihu (figlio di)Shalem''.
Gerusalemme, 10 mar. - (Adnkronos) - Nuovi scavi archeologici condotti nella Citta' di Davide, a Gerusalemme, hanno permesso di rilevare un fenomeno particolare che segna uno sviluppo nel costume degli antichi ebrei. Precedenti reperti del IX secolo a.C. comprendevano sigilli decorati solo con immagini (di una barca o di animali, in particolare pesci, lucertole e uccelli), ma a partire dal VIII secolo si osserva che commercianti e pubblici ufficiali cominciarono ad apporre sui sigilli i loro nomi.
Nello scavo in corso nei pressi della sorgente del Gihon, l'equipe archeologica diretta da Ronny Reich dell'Universita' di Haifaed Eli Shukron del Dipartimento delle Antichita' di Israele ha portatoalla lice ceramiche risalenti al secondo periodo dell'eta' del ferro insieme con frammenti di tre 'bullae' (tondelli di argilla usati per sigillare lettere e merci) e due sigilli di pietra, che si utilizzavano per produrre tali impronte. Tutti i reperti hanno nomi scritti in ebraico. Uno dei sigilli mostra di essere stato di proprieta' di un abitante della citta' chiamato ''Rephaihu (figlio di)Shalem''.
giovedì 6 marzo 2008
RICERCA: ARRIVA LA 'MACCHINA DEL PENSIERO', LEGGE LA MENTE COME UNO SCANNER
PER ORA DECODIFICA SOLO QUELLO CHE VEDIAMO, A BREVE ANCHE QUELLO
CHE PENSIAMO
Roma, 6 mar. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Tradire il proprio
partner, anche solo con il pensiero o in sogno, a breve potrebbe
diventare piu' complicato del previsto. Ricercatori statunitensi
dell'universita' californiana di Berkeley hanno infatti messo a punto
una macchina in grado di svelare con esattezza quello che una persona
sta vedendo. Il tutto analizzando la sua attivita' cerebrale con uno
scanner. Il passo e' breve, a quanto pare, per arrivare a decodificare
le scene visualizzate nella mente, siano esse reali o immaginarie.
Niente piu' segreti, dunque, se la 'macchina del pensiero' dovesse
diventare realta'.
L'esperimento del team californiano guidato da Jack Gallant,
pubblicato sulla rivista "Nature", e' stato condotto, in una prima
fase, su due volontari ai quali e' stato chiesto di guardare 1.750
fotografie mentre una macchina per la risonanza magnetica funzionale
'scansionava' la loro attivita' cerebrale. In una seconda fase, due
ricercatori si sono sottoposti essi stessi all'esperimento e, dopo
aver guardato 120 fotografie con la macchina 'svela immagini' in
funzione, hanno cercato di indovinare quale immagine l'altra persona
stesse guardando. Le risposte esatte sono state il 92% in un caso e il
72% nell'altro.
CHE PENSIAMO
Roma, 6 mar. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Tradire il proprio
partner, anche solo con il pensiero o in sogno, a breve potrebbe
diventare piu' complicato del previsto. Ricercatori statunitensi
dell'universita' californiana di Berkeley hanno infatti messo a punto
una macchina in grado di svelare con esattezza quello che una persona
sta vedendo. Il tutto analizzando la sua attivita' cerebrale con uno
scanner. Il passo e' breve, a quanto pare, per arrivare a decodificare
le scene visualizzate nella mente, siano esse reali o immaginarie.
Niente piu' segreti, dunque, se la 'macchina del pensiero' dovesse
diventare realta'.
L'esperimento del team californiano guidato da Jack Gallant,
pubblicato sulla rivista "Nature", e' stato condotto, in una prima
fase, su due volontari ai quali e' stato chiesto di guardare 1.750
fotografie mentre una macchina per la risonanza magnetica funzionale
'scansionava' la loro attivita' cerebrale. In una seconda fase, due
ricercatori si sono sottoposti essi stessi all'esperimento e, dopo
aver guardato 120 fotografie con la macchina 'svela immagini' in
funzione, hanno cercato di indovinare quale immagine l'altra persona
stesse guardando. Le risposte esatte sono state il 92% in un caso e il
72% nell'altro.
SCIENZA: 'LETTURA' CERVELLO RIVELA QUEL CHE STIAMO VEDENDO
(ANSA) - LONDRA, 6 MAR - Una macchina che 'legge' quello che
la mente umana vede, nella realta' ma anche nei sogni: verso
questo oggetto da fantascienza si muove un metodo messo a punto
da scienziati americani, e che in un futuro non troppo lontano
potrebbe consentire la lettura del pensiero, o qualcosa di
simile.
Secondo la rivista Nature, un'equipe guidata dal professor
Jack Gallant dell'universita' della California a Berkeley ha
fatto un importante passo in avanti verso la creazione di questo
strumento, collegando i modelli di attivita' cerebrale a quello
che viene recepito dalla zona posteriore del cervello dove
risiede il senso della vista. Osservando le reazioni cerebrali
con lo strumento della risonanza magnetica, Gallant afferma di
essere in grado di dire, con un'accuratezza del 90%, quale tra
le 120 immagini offerte durante gli esperimenti, la persona sta
guardando in quel momento.
Aree diverse del cervello recepiscono e elaborano la
rappresentazione di diverse caratteristiche di quel che vediamo:
le aree basse rappresentando caratteristiche degli oggetti come
margini, angoli, curve; quelle alte rappresentano immagini
complesse come le facce delle persone che stiamo osservando. La
ricerca ha registrato le attivita' della corteccia visiva grazie
al metodo detto della risonanza magnetica funzionale (fMRI).
Il sistema usato dagli studiosi decodifica i segnali del
cervello, e come questo cataloga le informazioni visive,
emulandolo in un computer: in futuro potrebbe essere usato per
studiare processi come l'attenzione, e forse fornire accesso al
contenuto visivo dei sogni e delle immagini che ci vengono in
mente. Ma attualmente, dice Gallant al Daily Telegraph, quello
sviluppo e' lontano, e ci si concentra sull'attivita' del
cervello, non sulla ricostruzione delle immagini: ''Possiamo ora
solo determinare quale immagine e' stata vista da un gruppo di
immagini potenziali che gia' conosciamo''. Ricostruire
un'immagine immagazzinata o concepita dal cervello osservando la
sua attivita' potrebbe essere assai piu' difficile, spiega:
''Nessuno puo' ancora farlo, ma possiamo predire che molti
concetti che usiamo in questo studio verranno usatin in futuro
per queste ricostruzioni''.
Di fronte a un gruppo di 120 immagini selezionate, la
predizione e' stata accurata al 90%. Quando il numero e' salito
a 1.000, l'accuratezza e' scesa all'80%, sempre molto alta.
la mente umana vede, nella realta' ma anche nei sogni: verso
questo oggetto da fantascienza si muove un metodo messo a punto
da scienziati americani, e che in un futuro non troppo lontano
potrebbe consentire la lettura del pensiero, o qualcosa di
simile.
Secondo la rivista Nature, un'equipe guidata dal professor
Jack Gallant dell'universita' della California a Berkeley ha
fatto un importante passo in avanti verso la creazione di questo
strumento, collegando i modelli di attivita' cerebrale a quello
che viene recepito dalla zona posteriore del cervello dove
risiede il senso della vista. Osservando le reazioni cerebrali
con lo strumento della risonanza magnetica, Gallant afferma di
essere in grado di dire, con un'accuratezza del 90%, quale tra
le 120 immagini offerte durante gli esperimenti, la persona sta
guardando in quel momento.
Aree diverse del cervello recepiscono e elaborano la
rappresentazione di diverse caratteristiche di quel che vediamo:
le aree basse rappresentando caratteristiche degli oggetti come
margini, angoli, curve; quelle alte rappresentano immagini
complesse come le facce delle persone che stiamo osservando. La
ricerca ha registrato le attivita' della corteccia visiva grazie
al metodo detto della risonanza magnetica funzionale (fMRI).
Il sistema usato dagli studiosi decodifica i segnali del
cervello, e come questo cataloga le informazioni visive,
emulandolo in un computer: in futuro potrebbe essere usato per
studiare processi come l'attenzione, e forse fornire accesso al
contenuto visivo dei sogni e delle immagini che ci vengono in
mente. Ma attualmente, dice Gallant al Daily Telegraph, quello
sviluppo e' lontano, e ci si concentra sull'attivita' del
cervello, non sulla ricostruzione delle immagini: ''Possiamo ora
solo determinare quale immagine e' stata vista da un gruppo di
immagini potenziali che gia' conosciamo''. Ricostruire
un'immagine immagazzinata o concepita dal cervello osservando la
sua attivita' potrebbe essere assai piu' difficile, spiega:
''Nessuno puo' ancora farlo, ma possiamo predire che molti
concetti che usiamo in questo studio verranno usatin in futuro
per queste ricostruzioni''.
Di fronte a un gruppo di 120 immagini selezionate, la
predizione e' stata accurata al 90%. Quando il numero e' salito
a 1.000, l'accuratezza e' scesa all'80%, sempre molto alta.
mercoledì 5 marzo 2008
PALEONTOLOGIA: HOBBIT ERANO UOMINI MODERNI COLPITI DA NANISMO
(ANSA) - ROMA, 5 MAR - I cosiddetti Hobbit, o homo floriensis
dal loro rinvenimento nell'isola indonesiana di Flores, e
identificati come una terza specie umana, in realta' sarebbero
uomini moderni affetti da nanismo causato dalla scarsa
nutrizione. A sostenerlo e' un team di scienziati australiani,
coordinati da Peter Brown, in uno studio pubblicato sulla
rivista 'Proceedings of the Royal Society B'.
A lungo si e' dibattuto infatti se le ossa rinvenute fossero
di uomini malati o di una nuova specie di 'cugini' dell'uomo.
Secondo quest'ultima teoria dunque, gli Hobbit erano veri e
propri uomini, ma cresciuti meno del normale per fattori
ambientali. In particolare a causa di una forma di nanismo
dovuta a gravi deficienze nutrizionali.
''Grosse carenze di iodio nella gravidanza possono provocare
una crescita inferiore al metro, con ossa simili a quelle degli
Hobbit - spiegano i ricercatori - Il nostro studio suggerisce
che questi fossili, vecchi di 18mila anni, non appartengono ad
una nuova specie, bensi' a uomini cacciatori e raccoglitori con
deficienze alimentari''.
Una conclusione cui sono giunti dopo l'analisi delle immagini
dei crani fossili e il confronto con gli esemplari di uomini
colpiti da ipotiroidismo congenito. Ma non tutti sono d'accordo
con questa teoria, visto che i ricercatori non hanno esaminato i
fossili originali, ma solo le loro immagini. Per Jeremy Austin,
dell'universita' di Adelaide, ''sara' l'analisi genetica a dare
la risposta definitiva''.
dal loro rinvenimento nell'isola indonesiana di Flores, e
identificati come una terza specie umana, in realta' sarebbero
uomini moderni affetti da nanismo causato dalla scarsa
nutrizione. A sostenerlo e' un team di scienziati australiani,
coordinati da Peter Brown, in uno studio pubblicato sulla
rivista 'Proceedings of the Royal Society B'.
A lungo si e' dibattuto infatti se le ossa rinvenute fossero
di uomini malati o di una nuova specie di 'cugini' dell'uomo.
Secondo quest'ultima teoria dunque, gli Hobbit erano veri e
propri uomini, ma cresciuti meno del normale per fattori
ambientali. In particolare a causa di una forma di nanismo
dovuta a gravi deficienze nutrizionali.
''Grosse carenze di iodio nella gravidanza possono provocare
una crescita inferiore al metro, con ossa simili a quelle degli
Hobbit - spiegano i ricercatori - Il nostro studio suggerisce
che questi fossili, vecchi di 18mila anni, non appartengono ad
una nuova specie, bensi' a uomini cacciatori e raccoglitori con
deficienze alimentari''.
Una conclusione cui sono giunti dopo l'analisi delle immagini
dei crani fossili e il confronto con gli esemplari di uomini
colpiti da ipotiroidismo congenito. Ma non tutti sono d'accordo
con questa teoria, visto che i ricercatori non hanno esaminato i
fossili originali, ma solo le loro immagini. Per Jeremy Austin,
dell'universita' di Adelaide, ''sara' l'analisi genetica a dare
la risposta definitiva''.
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